• Articolo , 15 marzo 2010
  • Green Economy: leadership o débacle europea?

  • Il rischio per l’Europa è quello di trovarsi il freno finanziario tirato nei prossimi anni, quando invece dovrebbe guidare la corsa alla nuova tecnologia energetica e alla Green Economy, concedendo così un vantaggio a rivali quail la Cina, il Giappone o gli Stati Uniti.

(Rinnovabili.it) – Non ci sono certezze. Anche dopo il 2014, quando il bilancio della Ue dovrebbe subire una completa rielaborazione, non vi è nessuna garanzia che la tecnologia pulita e rinnovabile riuscirà a trionfare, nella battaglia per i fondi, ad esempio contro la potente lobby agricola.
Jose Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea, esporrà mercoledì prossimo la sua previsione per i dieci anni futuri, nei quali ci si aspetta che la Green Economy faccia da protagonista, sia per proteggere il clima, che per aumentare l’occupazione.
“Il mercato delle tecnologie dovrebbe triplicare entro il 2030″, si legge in una bozza della strategia di Barroso, che sarebbe stata venuta in possesso della Reuters.
“L’Unione europea è stata per molto tempo uno dei primi operatori nelle soluzioni rinnovabili e pulite, ma il suo vantaggio è messo in discussione da una forte crescita in altri mercati, in particolare da Cina e dal Nord America”.
L’Ue dovrebbe stanziare almeno 7,5 miliardi di euro per questo settore, ma per quanto ingente possa sembrare tale budget, si tratta di meno dell’1% del bilancio totale dell’Ue, pari a 862 miliardi.
Secondo la Commissione Europea servirebbero 80 miliardi per il prossimo decennio per posizionarsi in “pole-position” nella corsa al Green Tech.
Da una parte iI governo cinese con il suo standard autoritario, se vorrà, non avrà problemi a mobilitare fondi per la ricerca. Gli Stati Uniti e il Giappone invece hanno un forte track record, mentre la Ue, con 27 paesi da mettere d’accordo, deve passare per un processo lungo e complicato prima di stanziare i finanziamenti. E molti non sono convinti del futuro primato della Green Economy.
Ad esempio il francese Giles Dickson, un esperto di questioni comunitarie, afferma che l’industria non può realizzare da sola gli investimenti necessari. Un’economia a bassa produzione di carbonio non è a buon mercato. C’è un enorme peso commerciale e la tecnologia è un rischio per le aziende che dovranno spendere soldi per dimostrare che non è ancora commercialmente valida – ha aggiunto Dickson – L’industria dovrebbe pagare la maggior parte di questo programma, ma non può assumersi tutti gli oneri conseguenti”.