• Articolo , 23 febbraio 2009
  • Greenpeace ai leader UE: un Green New Deal da 110 mld

  • Anche l’associazione ambientalista mette in luce la necessità d’un pacchetto di stimoli con cui affrontare la crisi ecologica ed economica contemporaneamente

“Se il mondo fosse una banca lo avreste già salvato” titolava lo striscione con cui 30 attivisti di Greenpeace hanno manifestato davanti la Cancelleria di Berlino. La capitale tedesca è stata difatti la sede del vertice “anti-crisi” che ha visto riuniti i leader europei impegnati nei preparativi del prossimo G20. Ed è a loro che va il messaggio con cui l’associazione ambientalista sottolinea la necessità di un New Deal verde che vada incontro sia alla crisi economica che a quella ecologica del pianeta. Afferma Karsten Smid, Greenpeace Climate Campaigner: “Nel tentativo di salvare l’economia, i nostri leader hanno l’opportunità di sviluppare un piano di stimolo che tagli le emissioni di gas serra e crei centinaia di migliaia di posti di lavoro verdi. Se invece si sceglierà un futuro energetico sporco e pericoloso, la conseguente crisi climatica farà sembrare le difficoltà economiche di oggi insignificanti”.
La richiesta di Greenpeace è che l’Europa prenda in mano la situazione in vista del prossimo vertice ONU, investendo in una ripresa verde dell’economia, e versando circa 35 miliardi di euro l’anno per aiutare le economie in via di sviluppo a ridurre le proprie emissioni di gas serra, proteggere le foreste tropicali e mettere in atto misure di adattamento nei confronti dei cambiamenti climatici. La cifra rappresenterebbe la quota UE di fondo mondiale di 110 miliardi annui, che a partire da oggi fino al 2020 tutti i paesi sviluppati dovrebbero contribuire a finanziare, in parte con il sistema di tariffazione legato alle emissioni inquinati. Secondo l’associazione, il fondo dovrebbe essere così ripartito: 30 miliardi di euro all’anno per fermare la deforestazione attraverso un fondo apposito; 40 miliardi di euro all’anno per traghettare i Paesi in via di sviluppo verso un’economia a bassa emissione di carbonio; 40 miliardi di euro all’anno per aiutare i Paesi più vulnerabili ad adattarsi agli impatti dei cambiamenti climatici.
“Gli investimenti nella protezione delle foreste e in tecnologie pulite – conclude Smid – sono quelli più efficaci per ridurre le emissioni di gas serra. O i nostri leader mettono sul piatto questi investimenti, o la crisi economica sarà presto seguita da un disastro ecologico globale a cui seguiranno altre crisi economiche ben peggiori dell’attuale”.