• Articolo , 27 novembre 2008
  • Greenpeace: carbone, costi caro al Pianeta

  • Responsabile di impatti per centinaia di miliardi di euro nel solo 2007 il carbone non solo è il combustibile più sporco, ma con gli attuali trend di crescita il suo contributo ai cambiamenti climatici potrebbe aumentare del 60% al 2030

Carbone, da fattore chiave della rivoluzione industriale dell’800 a prima singola causa del riscaldamento globale del Pianeta, il combustibile più “sporco” esistente ha seminato una serie di costi insostenibili per clima e ambiente, che esulano da quelli che ne determinano il prezzo di mercato. E quanto viene in termini monetari al pianeta e agli esseri umani lo spiega Greenpeace attraverso il suo rapporto ““The True Cost of Coal””:http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/rapporti/carbone-costi.pdf, presentato oggi a Varsavia. La scelta della città non è affatto casuale, dal momento che la Polonia ancora dipendente al 90% dal carbone per la produzione di energia elettrica, sarà la prossima sede della Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici. Il rapporto, realizzato con il contributo dell’istituto indipendente olandese “CE Delft”, ha preso in considerazione i costi esterni di questa fonte, ovvero quelli legati agli impatti sull’ambiente e sulla salute delle persone monetizzandoli in 360 miliardi di euro per il solo anno 2007. Una stima esorbitante che tuttavia è da considerarsi un limite inferiore, dal momento che l’analisi esula da fattori quali la distruzione di ecosistemi, la contaminazione di acqua e suolo, e la violazione di diritti umani. Secondo Greenpeace se anche questi costi venissero contabilizzati, la competitività economica di nuove centrali a carbone verrebbe ridotta notevolmente.

“Con oltre un terzo delle emissioni mondiali di CO2 provenienti dalla sua combustione – afferma Francesco Tedesco, responsabile della Campagna Energia e Clima di Greenpeace – il carbone è già oggi il combustibile più sporco, ma agli attuali trend di crescita il suo contributo ai cambiamenti climatici potrebbe aumentare del 60% al 2030. Avviare una rivoluzione energetica pulita – conclude Tedesco – richiederebbe una spesa di 14,7 mila miliardi di dollari al 2030, ma permetterebbe di risparmiare 18 mila miliardi per l’acquisto di combustibili fossili, con un saldo economico positivo nel medio periodo e milioni di nuovi posti di lavoro creati nell’industria delle rinnovabili”.
Il rapporto fa anche luce su 12 storie, testimonianze degli impatti che il ciclo di produzione e impiego del carbone ha sulla salute, su comunità ed ecosistemi in 12 Paesi nel mondo (Colombia, India, Russia, Indonesia, Cina, Tailandia, Sud Africa, Polonia, Stati Uniti, Germania, Australia e Filippine).