• Articolo , 14 settembre 2009
  • Greenpeace: le rinnovabili creano più lavoro del carbone

  • Il nuovo rapporto dell’associazione ambientalista mette in evidenza come un deciso spostamento verso le energie pulite entro il 2030 potrebbe creare a livello globale una spinta occupazionale maggiore rispetto al mantenimento della dipendenza dai combustibili fossili

(Rinnovabili.it) – “Guarderemo negli occhi dei nostri bambini e confesseremo che avevamo l’opportunità ma ci è mancato il coraggio? Che avevamo la tecnologia ma ci mancava la visione?” Questa la domanda di apertura del rapporto “Working for the Climate”:http://www.greenpeace.org/raw/content/international/press/reports/working-for-the-climate.pdf pubblicato oggi da Greenpeace e redatto con la collaborazione dell’EREC, l’European Renewable Energy Council, a sollecitazione dei governi che a dicembre dovranno concordare un ‘patto climatico’.
Il documento mette in luce il doppio filo che lega tra loro crisi finanziaria e stravolgimenti climatici, non come aspetti contrastanti da affrontate separatamente bensì reciproca soluzione.
Gli investimenti in efficienza energetica ed fonti rinnovabili, aiuterebbero l’economia ad incrementare l’occupazione nel settore energetico, riducendo i costi e l’uso eccessivo di preziose risorse naturali e per dimostrarlo l’associazione ambientalista riporta il livello di occupazionale “verde” rispetto alle altre fonti energetiche nella sua ipotesi di [R]evolution. Il risultato? Il passaggio della produzione elettrica dal carbone alle rinnovabili non solo eviterebbe l’immissione nell’atmosfera di 10 miliardi di tonnellate di anidride carbonica ma comporterebbe la creazione di 2,7 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2030 in più rispetto al perpetuare del modello “business as usual”.

“Questa ricerca – ha dichiarato Christine Lins, Segretario Generale di EREC – dimostra che l’energia rinnovabile è la chiave per affrontare sia la crisi climatica che quella economica”, a patto che si sia pronti a compiere una serie di passi necessari e primo fra tutti un nuovo accordo sul clima che risponda agli allarmi dettati dalla comunità scientifica internazionale. Il documento pone sotto i riflettori anche politiche nazionali che consentano l’ecocompatibilità delle economie e la graduale eliminazione di tutti i sussidi e altre forme di incentivazione che incoraggino un uso inefficiente dell’energia. Supponendo di forti strategie pro rinnovabili, lo studio prevede che il numero di posti di lavoro nella produzione energetica aumenti di oltre 2 milioni raggiungendo i 11.3 milioni in totale nel 2030, aiutato direttamente dalle fonti pulite che passerebbero da 5.3 milioni a 6.9. La relazione suggerisce che solamente nel settore dell’eolico, per esempio, si potrebbero impiegare 2.03 milioni di persone.