• Articolo , 3 settembre 2009
  • Groenlandia, fiumi di ghiaccio in fumo

  • Con il proseguire degli studi in aree polari è sempre più evidente il fatto che l’impatto degli effetti di feedback sul clima viene sottostimato.

(Rinnovabili.it) – Mentre lo scioglimento dei ghiacci dovuto all’innalzamento della temperatura è un fenomeno ben noto, l’influenza delle correnti oceaniche è meno conosciuta ma gli ultimi studi mostrano che proprio questo è il fattore dominante che guida i cambiamenti climatici.
Già lo scorso anno diverse pubblicazioni americane apparse su
“Science Watch”:http://www.springerlink.com/content/au9x40l201105273/?p=ac1e04e0891f49f39451f56cc89b39dd&pi=11 e su “Geophysical Research Letters”:http://www.agu.org/pubs/crossref/2008/2008GL035984.shtml avevano evidenziato che “il recente riscaldamento globale sulla terra solida è avvenuto largamente come risposta al riscaldamento globale degli oceani piuttosto che come risposta diretta all’incremento dei gas ad effetto serra sulla terra solida”.
Ma qual è la causa di questo riscaldamento degli oceani?
Gli studi citati mostrano che il riscaldamento degli ultimi decenni è stato caratterizzato da un processo causa-effetto determinato da: un cambiamento nelle temperature delle superficie oceaniche dovuto a forcing di origine umana; la variazione delle temperature oceaniche, a sua volta, ha guidato la risposta dell’atmosfera, che ha trasmesso i cambiamenti oceanici alle terre emerse attraverso mutamenti nella circolazione.
Oggi un gruppo di scienziati indipendenti a bordo dell’Arctic Sunrise sta investigando se il riscaldamento delle correnti oceaniche subtropicali sta causando in Groenlandia uno scioglimento dei ghiacciai più veloce che in passato.
Tali correnti potrebbero causare un drammatico scioglimento dei ghiacciai. Il Dr Gordon Hamilton, dell’Università del Maine, sta studiando la velocità di avanzamento dei ghiacciai ed in particolare del ghiacciaio Helheim.
In media un ghiacciaio avanza di 50 metri all’anno, mentre Helheim si sta muovendo ad una velocità di 25 metri…al giorno. Ancora più a Nord, il ghiacciaio Kangerdlugssuaq si muove ad una media di 38 metri al giorno. Questo sta aprendo la via alla perdita della copertura di ghiaccio in Groenlandia, al suo scioglimento nell’oceano Atlantico, contribuendo all’innalzamento del livello dl mare.
Il Dr Hamilton afferma che “Il ghiacciaio Kangerdlugssuaq è probabilmente il ghiacciaio che si muove più velocemente al mondo. Esso ha triplicato la sua velocità tra il 2004 e 2005, è ciò significa che il ghiacciaio sta spostando massa dal centro dell’ice sheet della Groenlandia sotto forma di iceberg con un tasso di 3 volte superiore rispetto a pocchissimi anni precedenti”.

*L’accelerazione degli effetti di feedback*

La sottostima di altri effetti di feedback in Artico è stata evidenzata in un nuovo report del WWF.
In Artico il ghiaccio vecchio è stato sostituito in larga misura da ghiaccio giovane creando una calotta più sensibile allo scioglimento estivo.
Ciò consente alla superficie dell’acqua di assorbire più calore. Anche il permafrost (strato di ghiaccio permanente) si sta riscaldando, rilasciando metano dal sottosuolo, un potente gas serra che contribuisce a sua volta al riscaldamento globale.
Il report evidenzia che la stima dell’innalzamento del livello del mare fatta dall’IPCC nel 2007 era troppo ottimistica e dà una nuova stima che sale a 1.2 metri per la fine del prossimo secolo.

*Il futuro prossimo*

Nel 2007, l’IPCC ha riportato una stima della crescita del livello del mare da 20 a 50 cm. Le stime attuali mostrano che le cose sono evolute in maniera nettamente peggiore di quanto previsto. Gli effetti dello scioglimento dei ghiacci in Groenlandia non sono stati completamente inclusi ei report dell’IPCC perché dovuti a ricerche troppo recenti.
Quello che è evidende è che il riscaldamento globale si autoalimenterà fino al punto in cui non sarà più possibile tornare indietro. Il momeno di agire è ora, la conferenza per il clima di Copenhagen partirà a breve. I leader mondiali devono mostrare il loro impegno nell’adozione e nel rispetto di forti limitazioni alle emissioni.
Non si può aspettare oltre.