• Articolo , 14 novembre 2008
  • H2Roma, l’oggi e il domani dell’auto pulita

  • Nella cornice di piazza del Popolo, una concentrazione di tecnologia automobilistica con un occhio al futuro e uno al contenimento delle emissioni nocive delle vetture fino all’orizzonte del motore ad emissione zero che coinvolge ricercatori, tecnici delle case automobilistiche, giornalisti e utenti che possono toccare con mano i progressi fatti da questo settore nell’ambito della salvaguardia ambientale

H2Roma alla dodicesima edizione. Ieri ha aperto i battenti sotto una caterva di H20, cioè d’acqua. Infatti, una pioggia battente ha salutato un meeting che ha ospitato stavolta decine di partecipanti tra esponenti di case automobilistiche, di istituti di ricerca, di università e un centinaio di giornalisti specializzati. Un’occasione preziosa per fare il punto sullo stato dell’arte nel settore auto per quanto riguarda ricerche, sperimentazioni, realizzazioni di prototipi o di serie di motori meno inquinanti, più efficienti, e più parsimoniosi.
Organizzata dal CIRPS (Centro Interuniversitario di Ricerca per lo Sviluppo sostenibile) dell’Università di Roma, dal CNR e dall’ENEA, “H2Roma” come si recita una nota _”… intende mostrare la roadmap dell’innovazione non solo del mondo dell’auto, ma anche di tutto ciò che ruota intorno alle quattro ruote: dalle normative alle infrastrutture, passando per l’educazione ambientale e l’efficienza energetica”._
In questa edizione della tre giorni romana, come per le altre, il patron, l’organizzatore e il padrone di casa è Fabio Orecchini, Professore di Sistemi Energetici presso “Sapienza – Università di Roma”, coordinatore del GEA-Gruppo Energia e Ambiente del CIRPS e di progetti di ricerca nazionali ed internazionali.
Orecchini quest’anno ha moderato un palco ricco di esponenti sia del mondo universitario, CIRPS, che di quello della ricerca, ENEA, CNR, Polo Idrogeno della Regione Lazio e quello dell’industria automobilistica che era presente con esponenti di Bmw, General Motors, Honda, Mercedes Benz, Nissan, PSA Peugeot-Citroen, Toyota e Volvo.
Ognuno ha portato le proprie esperienze, i progetti a breve, medio e lungo termine e tutti hanno contribuito a creare un quadro generale con una rappresentativa decisamente completa di quello che succede nel mondo della mobilità sostenibile.

*L’incontro*

La tematica che ha tenuto banco è l’evoluzione delle motorizzazioni che trasversalmente a quasi tutti i costruttori, passa dai tradizionali motori a combustibili fossili, a quelli alimentati con gpl, metano e biocarburanti, per passare ai motori elettrici e quelli ibridi per finire a quelli a idrogeno.

L’*Honda* ad esempio, è stata la prima a mettere in produzione un veicolo a idrogeno, la FCX Clarity con una prima serie per testare modello e tecnologia e con una seconda già più numerosa, commercializzata in California. A questo proposito Alessandro Skerl, consigliere delegato di _Honda Automobili Italia_ ha sottolineato come questo sia solo il principio, visto che seguiranno l’Inside, una due volumi che sfrutta la tecnologia idrogeno e che sarà presentata a gennaio 2009 al Salone Usa di Detroit.
“Ma il nostro impegno prevede una graduale crescita della quota delle vetture a idrogeno, puntando alla _vettura per tutti_ – spiega Skerl – quindi non solo come si è fatto fino ad ora per le vetture più lussuose, ma anche per i modelli dei settori C e D”. Comunque i prossimi appuntamenti che la casa nipponica ci dà sono quelli con un modello coupé, il C2 concept car, e la compatta Honda Jazz che è la dimostrazione pratica delle parole di Skerl.

E a proposito di gradualità Joseph Beretta, responsabile del settore energia/tecnologi/emissioni del gruppo francese *PSA Peugeot-Citroen*, precisa che il primo intervento da fare è proprio quello sull’automobilista e sul suo stile di guida, che se corretto e attento, può portare a risultati sorprendenti, a prescindere della tecnologia. E anche qui Beretta fa delle distinzioni: “Occorre non fossilizzarsi sulla ricerca in una sola direzione, perché la soluzione sarà data dall’integrazione di diversi modi di propulsione, o dalla scelta di quello più adatto per l’utilizzo che si farà di quel veicolo”. Poi è passato ad illustrare come che bisogna lavorare sull’aspetto tecnologico, ma anche sulla riduzione dei consumi e il tutto considerando che l’ambiente va salvaguardato e quindi questa è un’altra direzione in cui si dovrà lavorare parecchio.

Tornando al Giappone e ai prototipi, Markus Schrick, *Toyota*, ha ricordato che “La Toyota presentò il suo primo veicolo ibrido, la Prius, nientemeno che al Salone di Tokyo del ’97. E dopo tanta sperimentazione e forti di 1.600.000 vetture ibride vendute da allora in tutto il mondo siamo pronti alle sfide per il futuro che per noi significa raggiungere la quota di un milione di vetture ibride vendute in tutto il mondo. Ovviamente con la Prius, di ultima generazione, ma in seguito anche con ben tre modelli del nostro marchio *Lexus* .”
Poi ha messo anche lui il dito sull’equilibrio che occorre raggiungere considerando quattro obiettivi principali quali il risparmio energetico, la riduzione di CO2, le prestazioni e il comfort di marcia. Per il futuro l’ibrido (propulsore a combustione più uno elettrico) sarà per Toyota del tipo plug-in, cioè quelli ricaricabili, non solo in una stazione apposita, ma anche con una semplice spina inserita in una presa elettrica domestica. E qui ha iniziato a parlare del prototipo IQ, un modello che parte da un motore come quello descritto, e che offre una carrozzeria lunga soli tre metri, ma capace di ospitare quattro passeggeri. Ma la cura ecologica Toyota non si ferma al prodotto. “Occorre tenere un approccio integrato che riguardi l’eco-compatibilità dei processi di produzione, della logistica, ma anche del riciclaggio che arriverà alla fine della vita della vettura. Altra iniziativa, che è partita in Italia lo scorso mese, riguarda gli Eco Tagliandi Toyota.
Si tratta di un processo di controllo che con qualche euro in più mette sotto controllo le parti più a rischio di inquinamento, ma che soprattutto con un’opera di riforestazione, consentirà di bilanciare l’inquinamento prodotto dalla vettura nei 2500 km successivi all’Eco tagliando.

L’intervento di Gianni Oliosi, Direttore Comunicazione e Pr del gruppo *BMW* Italia, pone l’accento su quello che si può fare subito “Lo stile di guida è importantissimo – ha affermato, in accordo con Beretta di Peugeot-Citroen – Da quanto ci risulta quasi il 25% del consumo dipende dal modo di guidare e, considerando che il 26% della CO2 immessa nell’aria dipende dalle vetture, il dato non è affatto trascurabile”. Ha poi fatto notare come negli ultimi anni il tasso di CO2 delle emissioni del parco circolante Bmw sia passato da 140 gr/km a meno di 100.

A questo proposito l’ingegner Maurizio Cisternino responsabile della sezione Powertrain Europa del *GM* presente con i marchi Opel, Saab e Chevrolet, parla però del veicolo portato in esposizione a H2Roma, HydroGen4, che è equipaggiata con l’ultima generazione di sistema fuel-cell, sviluppato da GM, e rappresenta un punto importante sulla strada della vettura da usare tutti i giorni, con una adeguata affidabilità dei componenti e un prezzo competitivo. Anche Cisternino ha ribadito che però l’arrivo al motore a idrogeno sarà il traguardo di un cammino dove tappe quasi obbligate saranno di volta in volta l’efficienza del propulsore, l’utilizzo di biocarburanti, poi le combinazioni ibride tra propulsori di vario tipo e l’elettrico, quindi quello solo elettrici, per arrivare poi a quelli a idrogeno con sistema a fuel-cell.
“Nel programma GM Hybrid Aura Green Line – continua Cisternino – verranno prodotti otto nuovi modelli ibridi secondo due sotto-programmi diversi, il cosiddetto Hybrid Mild e Hybrid Strong. Nel primo verranno applicate soluzioni come lo _starting & stop_ oppure batterie al litio più efficienti. L’altro programma portato avanti in partnership con BMW e Mercedes Benz-Daimler punta più drasticamente ad un taglio dei consumi del 50%. Ultimo ma non ultimo – conclude l’ingegnere GM – il programma E-Flex, una piattaforma riconfigurabile che permette l’installazione di propulsori diversi dai tradizionali motori termici ai futuri dotti di fuel cell”.

Di analogo tenore è stato l’intervento di Udo Hartman, Senior Manager della sezione Protezione ambientale della *Mercedes Benz* che prefigurando la futura evoluzione (ottimizzazione, veicoli ibridi, elettrici e fuel-cell) ha fatto notare come “Le nostre attività sul fronte delle auto eco compatibili sono molteplici e oggi vengono raccolte sotto un programma integrato nominato TrueBlueSolutions, attraverso il quale, avvalendosi di diverse tecnologie si daranno risposte sostenibili (solutions) attraverso tecnologie sinergiche (true) per rispettare e rendere migliore il clima del pianeta (blue). Tra i progetti più immediati – annuncia Hartman – troviamo un progetto pilota per una Smart elettrica e poi nel 2012 il lancio sul mercato di un veicolo elettrico di serie.

“Presenteremo al prossimo Salone di Parigi (2009) Nuvu, una concept micro-car, ovviamente studiata per la città che avrà dei pannelli solari a foglio sul tetto per rifornire le batterie a idrogeno del veicolo- – ha illustrato Shinsuke Suzuky, Director Technology & Engineeering della *Nissan* – Poi tra il 2010 e il 2050 ci sarà un percorso che porterà, secondo il Nissan Green Program, prima a veicoli elettrici, poi a ibridi elettrici e infine ad fuel cell, per tagliare il traguardo del veicolo ad emissioni zero”.

Il panorama dei programmi e delle soluzioni si completa con il *CNR* per il quale era presente Gaetano Cacciolla Direttore dell’ITAE (Istituto delle Tecnologie Avanza per l’Energia) di Messina che ha ribadito che anche nella ricerca è importante tener presente una diversificazione delle fonti energetiche e che concorda con l’obiettivo verso il quale tutti convergono, cioè l’adozione del fuel cell.

Francesco Di Mario, *ENEA*, ha posto l’accento non solo sul prodotto automobile, ma, volendo parlare di mobilità sostenibile, va considerato il contorno, vale a dire il sistema dei trasporti, il problema della viabilità e circolazione, collegato a quello della distribuzione delle merci. Insomma, per Di Mario, è l’intero sistema che va ripensato e le soluzioni come l’ibrido, le batterie al litio o i nuovi bio-combustibili non sono sufficienti da soli a risolvere il problema della mobilità sostenibile che evidentemente non si risolve solo nell’inquinamento. Comunque la strada che l’ENEA sta percorrendo è la realizzazione di un prototipo, l’Urb-e, in collaborazione con le università romane Sapienza e RomaTre, sulla strada dell’accumulo elettrochimico, basati su nuove tecnologie e su materiali innovativi, con l’obiettivo di realizzare dei super-condensatori. E ancora, all’ENEA stanno effettuando ricerche e test su carburanti realizzati attraverso una miscela di metano e idrogeno soprattutto in vista del suo utilizzo nei veicoli per il trasporto pubblico urbano.

A conclusione dell’incontro uno dei padroni di casa, il professor Vincenzo Naso, docente di Sistemi Energetici e direttore del *CIRPS* (Centro Interuniversitario di Ricerca per lo Sviluppo sostenibile), presidente di Ises Italia che messo l’accento sul tema della mobilità sostenibile collegandolo ad HOST, il veicolo sperimentale che sarà esposto al prossimo Motorshow. Si tratta di un microveicolo urbano che come ha spiegato il professor Naso ” … avrà una versatilità di impiego che ne prefigura un utilizzo nelle 24 ore, a seconda dei suoi impieghi da scuola bus a taxi, da car-sharing a veicolo per la raccolta dei rifiuti. – ha poi aggiunto – ci sarà il debutto del progetto, Innovation Cube, realizzato anche con finanziamenti della Unione Europea. Ed infine il PoloIdrogeno, un progetto complesso che vede insediarsi vicino Civitavecchia (Rm) un centro di ricerca e sperimentazione delle tecnologie relative all’idrogeno e in particolare quello che può essere prodotto da fonti rinnovabili. – ha poi concluso il professore Naso – Questo cosiddetto idrogeno verde potrà vedere la luce non prima di 15/20 anni e proprio per questo occorre mettersi subito al lavoro e l’Università in questo ambito dovrà avere un ruolo di apripista”.