• Articolo , 9 maggio 2008
  • I biocarburanti non sono nemici del cibo, la risposta dei produttori alle accuse dell’Onu

  • Coltivare biocarburanti in certe regioni sottosviluppate del mondo può portare cibo, non toglierlo: la posizione del Direttore Generale dell’Unione produttori biodiesel, Dott.sa Maria Rosaria Di Somma

Il dibattito sulla potenziale conflittualità tra le coltivazioni Food e quelle Oil sta vivendo una drammatica accelerazione da quando il prezzo di alcuni alimenti è cresciuto a dismisura, ed in molti additano i biocarburanti come una delle principali cause. Abbiamo ascoltato la Dott.ssa Maria Rosaria Di Somma, Direttore Generale dell’Unione Produttori Biodiesel, per conoscere con esattezza la posizione del settore su questa delicatissima questione.

Mauro Spagnolo – *Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da un’ondata crescente di critiche nei confronti dei biocarburanti, culminate nell’accusa da parte dell’ONU di costituire un “crimine contro l’umanità”. Ricordo che fino a poco tempo fa i biocarburanti erano osannati come la risposta alternativa alla dipendenza del petrolio. Perché questo cambiamento?*

*MRDS* – Anche se le qualità ambientali dei biocarburanti non sono in discussione, bisogna fare una distinzione tra biodiesel e bioetanolo.
Il biodiesel si ottiene da piante oleaginose quali la soia, la colza, il girasole e l’olio di palma, mentre il bioetanolo si ottiene dal mais, dall’orzo, dalla barbabietola e dalla canna da zucchero.
Parlando di biodiesel bisogna tener presente che 1Kg di biodiesel riduce di 3Kg le emissioni di CO2 rispetto al gasolio, è privo di zolfo, contribuisce in maniera significativa alla riduzione dell’inquinamento atmosferico per la totale assenza di idrocarburi aromatici e di particelle carboniose e di particolato, tra le principali cause di inquinamento nelle città.
È rinnovabile, è biodegradabile perché si disperde e si dissolve nell’arco di pochi giorni, mentre gli scarti dei carburanti fossili permangono a lungo, garantisce un rendimento energetico pari a quello dei carburanti e combustibili minerali, e infine è efficiente perché ha un’ottima resa nelle prestazioni da veicoli e degli impianti di riscaldamento.
Il polverone di esagerate critiche è solo una bolla mediatica, e forse strumentale, per distogliere l’attenzione dai veri problemi, legati alla forte domanda di cereali e alla riduzione degli stock, tali da provocare uno shock alimentare al pari di uno shock petrolifero.
Il problema dello shortage dei cereali è dovuto al forte aumento della domanda a causa della crescita dei consumi dei paesi asiatici, dei mutamenti nelle abitudini alimentari della Cina e dell’India, dell’andamento climatico sfavorevole. Si tratta di un problema strutturale e non contingente che deve essere affrontato con una politica di sviluppo a livello internazionale.
Coltivare biocarburanti in certe regioni sottosviluppate del mondo può portare cibo, non toglierlo!
Per fortuna, ormai sono in molti a rendersi conto che la criminalizzazione dei biocarburanti non solo era priva di fondamento, ma nemmeno risolve il problema della fame del mondo. Proprio in questi giorni il presidente del gruppo di lavoro della FAO sulla bioenergia, Jeff Tschirley, spiegando quali sono le cause dell’aumento dei prezzi, ha riconosciuto che i biocarburanti pesano veramente in maniera insignificante e che le vere cause sono da ricondurre all’aumento della domanda, soprattutto cinese, al costo del petrolio, alla riduzione delle scorte mondiali e al cattivo andamento delle produzioni cerealicole in alcuni paesi come l’Australia.

Mauro Spagnolo – *Qual è la capacità produttiva del nostro Paese e quanto di questa dipende dall’importazione di materie prime o prodotti semilavorati da altri Paesi*

*MRDS* – Per quanto riguarda gli impianti di produzione di biodiesel, l’Italia dispone di una capacità produttiva di oltre 2 milioni di tonn/anno, con investimenti in atto per nuovi impianti per altre 800 mila tonnellate. Tale capacità pone l’Italia al secondo posto in Europa.
Per quanto riguarda la capacità produttiva di materie prime agricole, al momento è insufficiente, ma molti terreni incolti potrebbero essere dedicati alle agroenergie.
In un orizzonte a medio termine, che vedrà stabilizzarsi il prezzo della materia prima, l’agricoltura italiana non può perdere una tale opportunità. Il responsabile della Confagricoltura, in questi giorni, in contrapposizione con le affermazioni di Coldiretti, ha spiegato come una crescita significativa delle rese, insieme all’aumento dei prezzi anche per i semi oleaginosi come colza e girasole, possano dare nuova linfa alla produzione nazionale di materie prime per il biodiesel. Ci sono prove sperimentali sulla colza che dimostrano rese medie di 40 quintali per ettaro con punte di 45 quintali. Se si considera che la colza produce circa il 38% di olio, con questi valori si arriverebbe a rese in olio di 1,5 tonnellate per ettaro, innalzando di un terzo l’attuale produzione. Questa è la strada sulla quale si gioca la sfida della filiera del bioidiesel. Secondo Confagricoltura, ci sono i presupposti per una ripartenza del settore e, in considerazione di una maggiore redditività, colture come colza e girasole sono interessanti per una rotazione agronomica. Nonostante la cancellazione del set-aside, secondo Confragircoltura la preservazione di un bacino per la produzione di materie prime destinate ai biocarburanti è un punto strategico per l’Italia.
Se parliamo di filiera comunitaria, il discorso è diverso. Paesi coma le Polonia, la Grecia, l’Ungheria e la Bulgaria hanno destinato buona parte della superficie arabile a colture oleaginose che potrebbero già soddisfare l’obbligo del 5,75% del 2010. Considerato però che tali paesi non hanno impianti di produzione di biodiesel, rappresentano un grosso bacino di approvvigionamento di materia prima.

Mauro Spagnolo – *L’Italia sta per dotarsi delle regole necessarie ad attuare gli obiettivi prefissati in materia di biocarburanti (Finanziaria 2007: 2% entro fine 2008, fino al 5,75% al 2010). Quale ritiene sia l’impatto della normativa sul rapporto produzione/utilizzo, anche alla luce della nuova direttiva comunitaria*.

*MRDS* – Finalmente, anche se con notevole ritardo, l’Italia si è dotata dei regolamenti per l’attuazione della Legge Finanziaria 2007 e 2008.
Gli obblighi, disattesi per il 2007, prevedono per il 2008 una quota del 2% di biocarburanti immessi sul mercato e per il 2009 è stata fissata al 3% con un obiettivo del 5,75% al 2010. L’obbligo si applica, in potere energetico, sui consumi dei prodotti fossili (benzina e gasolio) dell’anno precedente. Poiché i consumi consumi complessivi di tali prodotti è stato intorno ai 40 milioni di tonnellate, avremo circa 850 mila tonnellate di biocarburanti per il 2008 e circa 1,25 milioni per il 2009. Vorrei ricordare che l’obbligo si può coprire indipendentemente con biodiesel o con bioetanolo. Si presume comunque che inizialmente sarà coperto in percentuale maggiore con il biodiesel.
Per quanto riguarda il biodiesel non ci saranno impatti negativi sulla produzione/utilizzo. Il biodiesel si utilizza quasi esclusivamente in miscela con gasolio al 5% e la miscela avviene o presso le raffinerie di petrolio o presso i depositi fiscali sempre di oli minerali. Con una legge entrata in vigore con il 1 dicembre 2007 sono state semplificate le procedure e i controlli di carattere fiscale e inoltre non ci saranno impatti né sulla logistica né sulla rete di distribuzione carburanti, in quanto non è necessaria alcuna modifica alle strutture esistenti.
Per ciò che attiene la nuova direttiva, stiamo attendendo l’evoluzione soprattutto riguardo ai criteri di sostenibilità. Il settore dei produttori di biodiesel è pronto ad affrontare la nuova sfida, ma chiede chiarezza della norma, rigore nella tracciabilità del prodotto e regole uguali per tutti i paesi comunitari.
Al momento l’Italia dispone solo di impianti per la produzione di biodiesel di prima generazione (esterificazione). In Italia sono in corso ricerche per produrre biodiesel da alghe, da olio fritto e da piante non alimentari, quali la jatrofa curcas. Al momento siamo tutti in attesa che siano definiti i parametri e le specifiche dei prodotti di seconda generazione di cui tutti parlano, ma nessuno al momento è in grado di spiegare esattamente quali saranno. Non parliamo poi della terza e quarta generazione!

Mauro Spagnolo – *A proposito della delicata questione dell’OGM : è possibile, secondo lei, trasformare alcune coltivazioni attualmente discriminate dal punto vista alimentare – per esempio quelle contaminate da prodotti tossici o OGM – con coltivazioni di biocarburanti?*

*MRDS* – Purtroppo non ho né la competenza né gli elementi per rispondere alla domanda. Vorrei solo confermare che da parte nostra, chiaramente con la collaborazione di enti accademici e scientifici, abbiamo in atto sperimentazioni per individuare materie prime alternative a quelle alimentari in terreni incolti e che non necessitano di particolari cure. Nel territorio siciliano è in stato avanzato la ricerca affidata al CNR di Catania di effettuare uno studio approfondito sulla jatrofa curcas, una pianta tropicale che cresce nei terreni semi aridi e in presenza di scarse precipitazioni.

Mauro Spagnolo – *Infine, Dott.ssa Di Somma, in che misura i biocombustibili possono realmente ridurre in un futuro prossimo, la dipendenza dal petrolio*.

*MRDS* – Proprio in questi giorni massimi esperti del settore dell’energia, stanno mettendo in guardia il nostro Paese sulla necessità di sviluppare fonti alternative quali i biocarburanti per fronteggiare in un futuro che è ormai presente, gli effettivi negativi derivanti dal prezzo incontrollabile del petrolio unitamente al progressivo esaurimento delle risorse, ottenendo, nel contempo, i notevoli benefici sull’ambiente in termini di riduzione di CO2 e di polveri sottili. I biocarburanti sono l’unica alternativa al petrolio e il biodiesel, in particolare, che ha 15 anni di esperienza sul mercato internazionale, è disponibile subito e con prestazioni analoghe al gasolio, non compromette scelte future (idrogeno), non richiede modifiche né negli impianti di produzione, né nella logistica né tanto meno nella rete di distribuzione. L’obiettivo di utilizzo di biocarburanti intorno al 10% al 2020, è per noi un obiettivo assolutamente raggiungibile.