• Articolo , 6 maggio 2010
  • I crimini ambientali giudicati nel “tribunale verde” di Bhopal

  • Il parlamento indiano ha approvato il disegno di legge che prevede l’istituzione di speciali tribunali competenti nel giudicare crimini commessi contro il patrimonio ambientale. La sede principale nella città simbolo del peggior disastro industriale della storia indiana

(Rinnovabili.it) – Venticinque anni fa la cittadina indiana di Bhopal è stata la “Hiroshima della Chimica”, dove, a causa delle fuoriuscite di isocianato di metile, furono avvelenati e morirono moltissimi abitanti. Di quella terribile esperienza la città porta ancora oggi i segni, ma è proprio da Bhopal che riparte la giustizia. Sarà istituita proprio nella città simbolo del peggior disastro industriale della storia del Paese la sede principale dei “tribunali verdi” dell’India, che saranno chiamati a giudicare tutti i crimini commessi contro ambiente e popolazione.
La _Lok Sabha_ , la Camera Bassa del parlamento indiano ha, infatti, approvato il disegno di legge che prevede l’istituzione di questi tribunali speciali che saranno ospitati in diverse città del Paese.
Nella presentazione del testo approvato anche dalla seconda camera, la _Rajya Sabha_ , è stato specificato che i tribunali giudicheranno “casi legati alla protezione dell’ambiente, alla conservazione del patrimonio forestale e delle risorse naturali”, oltre a garantire “soccorso e risarcimento per danni a persone e cose”. In questo modo verrà garantita anche ai singoli la possibilità di poter chiedere un risarcimento del danno causato da crimini ambientali, aprendo la strada ai numerosi ricorsi che, in questi anni, non sono stati giudicati ammissibili e consentendo una maggiore velocità di tutto l’iter processuale.
A presiedere il “Tribunale Ambientale” sarà un giudice della Corte Suprema indiana o della sezione penale dell’Alta Corte, anche se in pensione, e per accertare i diversi casi di “crimini verdi” il tribunale si avvarrà dell’azione di quattro uffici dislocati su diversi territori. La sentenza dovrà essere emessa entro sei mesi dalla presentazione della denuncia e potrà essere proposto ricorso solo di fronte alla Corte Suprema.