• Articolo , 19 febbraio 2009
  • I numeri dell’eolico

  • La tecnologia eolica è probabilmente la più vantaggiosa, tra quelle che utilizzano le fonti rinnovabili, nel rapporto investimenti/ricavi. Ma quali sono le reali opportunità del settore sul mercato nazionale?

L’energia eolica si è attestata nel 2008 come la seconda fonte rinnovabile in Italia per produzione elettrica. La crescita è stata vertiginosa, un incremento del 35% ha difatti portato a oltre 6 TWh di energia prodotta. Energia verde e pulita che potrebbe soddisfare il fabbisogno domestico di più di 6 milioni di abitanti. Questo risultato è sicuramente un importante riconoscimento per tutti coloro che negli ultimi vent’anni si sono impegnati con coraggio e determinazione nel dare forte impulso a questa fonte alternativa. Impegno è stato largamente profuso nel far nascere i primi progetti, nel portare avanti la ricerca tecnologica, nondimeno nel lavorare per poter inserire in maniera sostenibile gli impianti sul territorio. E dall’impianto sperimentale dell’Enel in Sardegna nel 1984, si è arrivati a fine 2008 a 3736.47 MW installati. E accanto a questi MW già installati, altri 8000 sono stati autorizzati, la maggior parte dei quali è ora in fase di realizzazione e porterà dunque a fine anno ad un incremento ancora maggiore.
Il settore è in grande fermento, i ritmi sono incalzanti e tutti corrono a cercare i siti più ventosi per operare con successo in questa nicchia: più di 20000 MW sono oggi in fase istruttoria. A fine agosto 2008, questi i dati di potenza installata: prima tra tutte la regione Puglia, con 733 MW, a seguire Sicilia con 699 MW e Campania con 653 MW, Sardegna con 396 MW e Calabria con 135 MW (dati ENEA).
Ma oltre ai dati di potenza, ai cosiddetti MW verdi che rimbalzano sulle pagine di tutti i giornali, meritano attenzione anche altri numeri che segnano la storia dello sviluppo dell’energia eolica nel nostro paese.
Dieci sono i maggiori costruttori di turbine eoliche che si contendono il mercato italiano. Di questi, alcuni hanno ampie quote di mercato, che si sono irrobustite negli anni e oggi appaiono inossidabili, altri invece si sono presentati sulla scena solo ultimamente e devono dunque conquistare posizioni. La maggior parte dei costruttori fa tuttavia capo a case straniere, che vengono in Italia a vendere il loro prodotto. In alcuni frangenti si creano dei punti di assemblaggio e manutenzione, a volte solamente degli uffici commerciali. Si delinea quindi un’importante opportunità per creare dei poli produttivi, per rispondere alle esigenze del mercato e creare nuovi posti di lavoro, dando slancio ad un settore così importante per l’economia italiana.
Cento sono i metri di diametro a cui oggi può arrivare il rotore di una turbina eolica, aumentando così l’area spazzata e dunque la produzione di energia elettrica. Solo nel 2000, il massimo diametro a cui si poteva arrivare era ancora al di sotto dei 50 m. Oggi non solo tale parametro è raddoppiato, comportando un miglioramento costruttivo fondamentale per lo sviluppo del settore, ma la ricerca in tal senso sta facendo passi da gigante, cercando soluzioni sempre più innovative che consentano prestazioni ottimali.
Centottanta è il termine di giorni entro cui secondo l’attuale normativa la regione competente dovrebbe valutare la proposta progettuale presentata e decidere se procedere al rilascio dell’autorizzazione unica. Tuttavia studi di settore hanno messo in luce come tutte le regioni siano notevolmente distanti da tale limite temporale (Nomisma Energia). Nelle regioni più fortemente interessate dall’eolico, in cui è giusto notare come il carico di lavoro sia molto alto visto il numero sempre più crescente di domande presentate, si arriva a dover aspettare anche più di 36 mesi. Questo è il caso limite della Basilicata, ma in altre regioni come Puglia e Molise l’attesa è comunque superiore ai 25 mesi. Le lungaggini amministrative sono sicuramente uno dei punti deboli del settore eolico, la cui criticità è l’andare a creare un collo di bottiglia nella fase di sviluppo dei progetti. E’ tuttavia doveroso osservare come oggi la valutazione di un progetto eolico richieda un lavoro accurato e preciso, una preparazione su più fronti e un’esperienza sul campo, nonché aggiornamenti rispetto agli sviluppi tecnologici in atto. Tutti questi fattori necessitano ovviamente di tempo ed energia per essere ottenuti. Se a questo si aggiunge che il numero degli operatori è spesso insufficiente rispetto al carico di lavoro, il superamento dei limiti previsti non sorprende poi più di tanto. Questo non deve tuttavia diventare un alibi per non riconoscere la priorità che deve essere assicurata ai progetti eolici, o addirittura per ostacolarne lo sviluppo sul territorio. Il riconoscimento della debolezza strutturale dell’apparato regolatore deve anzi diventare una spinta motivazionale per poter ottimizzare i tempi nelle valutazioni, anche creando nuovi posti di lavoro e rafforzando l’aggiornamento e la formazione degli addetti in materia.
Quindicimila è il numero di occupati nel settore eolico, considerando tutta la filiera del processo produttivo e gestionale, valore che è stato addirittura superato nel corso del 2008. Questo è un dato particolarmente positivo alla luce del momento economico critico che stiamo vivendo e che purtroppo in altri campi sta causando la perdita di molti posti di lavoro. Tuttavia i “colletti verdi”, così vengono indicati coloro che sono impiegati nel campo delle rinnovabili, sono dei privilegiati, in quanto si trovano a lavorare in un settore che viene sempre più riconosciuto come quello che può riuscire a dare nuovo slancio all’economia, assicurando al tempo stesso la sostenibilità ambientale che i nuovi modelli di sviluppo richiedono. E tra le fonti rinnovabili, l’eolica è sicuramente la più matura in termini di professionalità ed esperienza acquisite negli ultimi vent’anni. In qualsiasi fase della filiera, dalla ricerca alla progettazione, dall’aggiornamento normativo al controllo dell’iter autorizzativo, dall’analisi di potenzialità del sito all’ottimizzazione produttiva, giovani talenti potranno mettere a frutto il loro sapere coniugando il fare col migliorare. E in tal senso le previsioni per gli anni a venire sono molto incoraggianti: le potenzialità ci sono tutte e al 2020 il settore eolico potrebbe arrivare ad impiegare 66000 addetti (dati ANEV).