• Articolo , 25 ottobre 2010
  • I Piccoli produttori cultori degli imballaggi sostenibili

  • In occasione del Salone Internazionale del Gusto e Terra Madre 2010, a Torino dal 21 al 25 ottobre, la Fondazione Slow Food per la Bodiversità onlus ha proclamato i vincitori della prima edizione del “Premio per il Migliore Eco-Packaing dei Presidi Slow Food 2010”

(Rinnovabili.it) – Lo scorso maggio la Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus, in collaborazione con il Politecnico di Torino, l’Università degli Studi di Torino e l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche, hanno pensato e lanciato la prima edizione del “Premio per il Migliore Eco-Packaging dei Presidi Slow Food 2010”, concorso con cui si chiedeva ai produttori di pensare ad un sistema di imballaggio e confezionamento dei propri prodotti “eco- sostenibile”. Obiettivo principale dell’iniziativa adeguare le proprie strutture produttive al fine di minimizzarne l’impatto ambientale, “secondo i vincoli legislativi ed economici”. Dopo mesi di valutazione il Comitato scientifico, composto da esperti della Fondazione e del mondo accademico degli atenei partner dell’iniziativa, ha proclamato sabato scorso, in occasione del Salone Internazionale del Gusto e Terra Madre 2010, i vincitori delle categorie del Premio. I migliori sono stati scelti secondo tre specifici criteri: legame con la tradizione e il “saper fare” locale, componenti e materiali eco-sostenibili, informazioni sul prodotto. Per la sezione tecniche e materiali tradizionali il riconoscimento è andato al Presidio pomodoro regina di Torre Canne (Puglia), per le tecniche e materiali innovativi al Presidio papaccella napoletana (Campania), e infine per la categoria comunicazione della qualità del prodotto il premio è stato assegnato al Presidio biscotto di Ceglie (Puglia). Si tratta di piccoli produttori che basano la loro produzione su un modello agricolo ad “elevata qualità, in grado di recuperare i saperi tradizionali basandosi sulla sostenibilità”. L’Eco-Packaging deve essere quindi interpretato dalle aziende, piccole o grandi che siano, come una sorta di “identità culturale” al fine di tutelare la biodiversità, per una “ecogastronomia” sempre più diffusa e praticata.