• Articolo , 12 aprile 2010
  • Idrogeno, così i virus “dividono le acque”

  • Ricercatori del MIT (Massachusetts Institue of Tecnology) hanno trovato il modo per idrolizzare le molecole di acqua, imitando le piante nella fotosintesi clorofilliana.

(Rinnovabili.it) – Un team di ricercatori del Mit di Boston ha cercato di replicare il processo con cui le cellule vegetali impiegano la luce solare ottenere i componenti chimici necessari a partire dalla scissione dell’acqua e realizzare un sistema biologico per la produzione di idrogeno. Luce visibile e vettore energetico, sono una soluzione sempre più allettante per il mondo della ricerca, ma in questo caso gli scienziati hanno puntato a realizzare una via diretta per lo sfruttamento dell’energia del sole senza interagire con celle fotovoltaiche. L’elemento chiave dello studio è stato un virus geneticamente modificato che il team ha impiegato come una sorta di bio-impalcatura per assemblare i nano componenti necessari all’idrolisi.
A capo del gruppo di ricerca la Professoressa in Scienza dei Materiali e Ingegneria ed Ingegneria Biologica, Angela Belcher, che insieme ad altri scienziati ha ingegnerizzato un innocuo virus , l’ M13, in modo da renderlo capace di legarsi con le molecole di un catalizzatore ( in questo caso ossido di iridio) e un pigmento biologico (zinco porfirine). L’agente virale, mantenuto stabile grazie all’inglobamento in una matrice di micro gel, risulta essere molto efficiente nella scissione delle molecola di acqua. Imitando i sistemi fotosintetici dei cianobatteri, conosciuti anche come alghe verdi o blu, il virus agisce come una sorta di impalcatura che allinea i pigmenti e i catalizzatori nella spaziatura esatta per innescare l’idrolisi dell’acqua.
“I pigmenti fungono da antenna per la cattura della luce e da trasfer dell’energia stessa, attraverso tutta la sua lunghezza, fino alla base del virus, il quale diviene un ottimo immagazzinatore di luce”. In tal modo il virus risulta essere un efficace sistema capace di produrre 4 atomi di ossigeno, mentre è ancora in fase di sviluppo l’altra metà del processo, la produzione di idrogeno.