• Articolo , 10 febbraio 2010
  • Iea: biofuel sostenibili, opportunità per i Paesi in via di Sviluppo

  • Al Centro Ocse di Berlino l’Agenzia Internazionale dell’Energia in collaborazione con la GTZ presenta il suo ultimo studio sulle prospettive e potenzialità dei biocombustibili di seconda generazione

(Rinnovabili.it) – L’agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha scelto il palco di Berlino per presentare lo studio dedicato alla produzione sostenibile di biocarburanti di seconda generazione, finanziato e sostenuto da Gesellschaft für Technische Zusammenarbeit, società tedesca per la cooperazione (GTZ). L’etichetta “II generazione” si assegna ai biocarburanti prodotti a partire da residui agricoli e forestali, in grado di giocare un ruolo cruciale nel settore dei trasporti, senza competere con la produzione alimentare. E le potenzialità e prospettive di quest’ultimi sono il fulcro dello studio “Sustainable Production of Second-Generation Biofuels”:http://www.iea.org/papers/2010/second_generation_biofuels.pdf, in cui la tematica viene sviluppata sia nel contesto delle Maggiori Economie che in quello dei Paesi in via di Sviluppo. Concentrandosi in particolare sulle opportunità e sui rischi di questa tecnologia per i paesi emergenti, il documento mette in luce come ci sia effettivamente un potenziale notevole; nel 2030, il 10% dei residui agricoli e forestali a livello globale potrebbe essere in grado di fornire circa il 50% della domanda di biocarburanti prevista nel World Energy Outlook 2009 – Scenario 450 che guarda alle azioni necessarie nel settore dell’energia per ridurre le emissioni di CO2 e mantenere l’aumento della temperatura globale a soli due 2 °C sopra i livelli pre-industriali. In occasione del lancio, Didier Houssin, direttore della sezione mercati energetici e sicurezza dell’IEA, ha posto i riflettori sull’importante ruolo dei biocarburanti di seconda generazione, per ridurre le emissioni di CO2 nel settore dei trasporti, sottolineando che molti biocombustibili di prima generazione, ossia basati su cereali e altri prodotti agricoli, sono sempre più in discussione a causa della bassa redditività, del risparmio minimo delle emissioni legate al ciclo di vita e dell’impatto negativo sui prezzi dei prodotti alimentari a livello mondiale. “Per questo motivo, è sempre più chiaro che i biocarburanti di prima generazione hanno solo un limitato potenziale di fornire combustibili sostenibili, e che, ora più che mai, è necessario il passaggio a tecnologie più efficienti”, ha spiegato Houssin.
“Se la seconda generazione è prodotta a partire da residui agricoli o forestali, i problemi sopracitati possono essere evitati, creando una la situazione ‘doppiamente vincente’ per gli agricoltori”. Per mobilitare tale potenziale devono essere coinvolti i paesi in via di sviluppo, dal momento che gran parte dei residui a livello mondiale viene prodotto in queste aree. Paolo Frankl, capo della divisione Rinnovabili della IEA, ha evidenziato il ruolo dei grandi mercati emergenti come Brasile, Cina e India, posseditori sia delle materie prime che delle infrastrutture necessarie per avviare lo sviluppo tecnologico e la distribuzione. “I Paesi meno sviluppati, invece, hanno in primo luogo bisogno di investire nella produzione agricola e nelle infrastrutture, al fine di promuovere lo sviluppo rurale, capace di aiutare questi paesi a migliorare sensibilmente le condizioni quadro per la produzione di biocarburanti di seconda generazione”.