• Articolo , 20 luglio 2009
  • Il ‘mea culpa’ della Chiesa australiana per la CO2

  • Audit del carbonio per le parrocchie cattoliche dell’Australia con l’intento di essere “buoni custodi del creato”

(Rinnovabili.it) – Rea di un’impronta ecologica quasi pari a quella dell’intero Governo australiano, operazioni di difesa escluse, la Chiesa Cattolica della nazione è pronta non solo a “confessare il proprio peccato” ma anche a porvi rimedio, avviando una revisione completa delle emissioni associate alle sue migliaia di sedi ed edifici parrocchiali così come nelle 1.500 scuole 300 ospedali e strutture di assistenza ad essa collegate. L’iniziativa ha da subito ottenuto il sostegno dell’ex Vice Presidente Usa e attivista ambientale Al Gore ed è lungi dall’essere solo un’azione dimostrativa. Secondo le prime stime, elaborate da Catholic Earthcare – l’organizzazione formata nel 2002 dai vescovi per consigliare la Chiesa su questioni ambientali – la struttura religiosa australiana è responsabile fra 1,2 milioni e 1,5 milioni di emissioni di anidride carbonica l’anno. Dopo il successo di un programma pilota attuato a Sydney, la chiesa impiegherà dei sistemi di monitoraggio ad alta tecnologia sviluppati da CarbonSystem per misurare l’energia, l’utilizzo di acqua e le emissioni di anidride carbonica in tutti i suoi edifici. Inoltre anche i singoli fedeli saranno in grado di dare un personale contributo all’iniziativa accedendo tramite internet ad un calcolatore online che li aiuterà a misurare la propria “carbon footprint”. Jacqui Redmond, direttore esecutivo di Catholic Earthcare ha sottolineato che: “Riteniamo che sia una grande opportunità per far incontrare il mondo ambientalista con quello cattolico. Abbiamo una responsabilità verso il creatore, oltre che verso le generazioni future, di lasciare un’impronta più leggera”.