• Articolo , 1 aprile 2009
  • Il 74% dei nostri lettori d’accordo per un referendum anti nucleare

  • Il nostro quotidiano ha raccolto l’opinione dei lettori in merito alla possibilità di un referendum che impedisca in Italia la
    costruzione di centrali nucleari: il 74% sarebbe d’accordo contro solo un 24% contrario

Destano una qualche sorpresa i risultati del sondaggio nel quadro generale di un’Italia che sembra essersi accodata alle decisioni governative di riprendere la via dell’energia nucleare interrotta nel 1987. Alcuni sondaggi effettuati in quest’ultimo periodo davano infatti una leggera maggioranza di connazionali favorevoli a questa fonte energetica, ma le cose cambiano radicalmente se alla domanda generica si sostituisce una più precisa: “Saresti favorevole alla costruzione di una centrale nucleare nel tuo territorio comunale?” Vale la pena di ricordare che sondaggi simili a livello europeo vedono ancora la maggioranza dei cittadini contraria all’energia nucleare.
Invece di scegliere decisamente la strada delle energie rinnovabili, della maggior efficienza e del risparmio il governo italiano ha preso quella vecchia e senza sbocchi del nucleare. Come se entrando oggi in un negozio volessimo acquistare una radio a valvole o volessimo fare il pieno con benzina arricchita in piombo tetraetile.
L’uranio è un combustibile fossile (come gli idrocarburi e il carbone) e si esaurirà in un tempo non lunghissimo (meno di mezzo secolo), suscettibile di essere considerevolmente ridotto, come è intuibile, se ne aumenterà l’utilizzo. Inoltre produce scorie radioattive che rimangono potenzialmente pericolose per migliaia di anni: come si fa a paragonarlo al sole o al vento?
Non a caso chi conosce le energie rinnovabili è decisamente contrario al nucleare. Anche perché sa che questa strada non avrà alcun risultato nella lotta al cambiamento climatico e aumenterà solo la dipendenza del Paese dai combustibili fossili (seppure nucleari) di cui, come si dovrebbe sapere, non possediamo alcun giacimento. Impiantare una centrale nucleare richiede oggi circa 4 miliardi di euro, e il costo vero del kWh ottenuto per questa via potrà essere calcolato solo quando il primo rifiuto della centrale più vecchia sarà diventato inattivo, cioè fra oltre diecimila anni. Inoltre, con l’emergenza clima alle porte e gli accordi internazionali che impongono obblighi e tempi, non sembra una risoluzione sensata quella di affidarsi a reattori che saranno realizzati non prima di dieci anni. Tra i motivi di contrarietà non sono poi irrilevanti quelli legati alla realtà territoriale: il nucleare in Italia ha problemi enormi di localizzazione, essendo un territorio fortemente sismico, pervaso dal dissesto idrogeologico e con spazi fluviali ancor più ridotti e prosciugati per buona parte dell’anno (fenomeno che aumenterà con l’acutizzarsi dei cambiamenti climatici). Il cittadino attento sa che il nucleare offre un modestissimo contributo al fabbisogno energetico mondiale, circa 6,5%, ma questo dato è già sovradimensionato. Il reale contributo del nucleare è addirittura inferiore a quello dell’idroelettrico (secondo la IEA nel 2006 la produzione idroelettrica ammontava a 3.121 TWh contro i 2.793 TWh del nucleare).
Secondo l’agenzia Moody’s, la realizzazione di nuovi impianti nucleari avrebbe costi molto superiori ai 7.000 dollari a kW installato. Come se non bastasse Moody’s afferma che i costi del kWh nucleare saranno destinati a crescere con un ritmo del 7% annuo e questo comporterebbe un raddoppio del costo del kWh nell’arco del prossimo decennio. Così le bollette degli italiani aumenteranno, senza peraltro migliorare la sicurezza energetica del nostro Paese che continuerà a dipendere dai combustibili fossili per i trasporti, il riscaldamento degli edifici e tutto il resto. Conoscendo questi argomenti non è difficile capire la contrarietà all’energia nucleare.