• Articolo , 23 dicembre 2010
  • Il caso del ‘fondo speciale’ per l’eolico Made in China

  • Dopo il reclamo presentato all’Organizzazione mondiale del commercio per gli aiuti concessi da Pechino ai produttori di energia eolica arriva la replica della Repubblica Popolare

La ‘guerra fredda’ sulle rinnovabili tra Cina e Stati Uniti prosegue senza lesinare piccoli colpi di scena. Dopo la petizione presentata alle autorità statunitensi dal sindacato United Steelworkers ieri gli Usa hanno accusato pubblicamente Pechino di sovvenzionare illegalmente produzione di impianti di energia eolica avanzando un reclamo formale all’Organizzazione mondiale del commercio, il primo passo nell’apertura di un caso commerciale.
Sotto accusa è soprattutto il “Fondo speciale” istituito dal gigante asiatico, con cui i produttori cinesi di turbine eoliche e di componentistica potrebbero aver ricevuto diverse centinaia di milioni di dollari condizionati però dall’imposizione di impiegare solo pezzi fabbricati in Cina invece che all’estero; una violazione, in altre parole, delle regole del commercio internazionale che proibisce certi “sine-qua-non” e che dalle stime del Dipartimento del Commercio americano si tradurrebbe tra i 6,7-22,5 milioni di dollari ad impresa.
Repentina la risposta di Pechino. Il responsabile del dipartimento della legge sui trattati del ministero del Commercio cinese ha affermato che i paesi del mondo attuale stanno attivamente sviluppando nuove fonti di energia per combattere il cambiamento climatico al pari della propria nazione e che si tratta in ogni caso di uno sviluppo “coerente con le norme dell’OMC”. Nei confronti della richiesta di consultazioni da parte degli Usa, il responsabile ha fatto sapere che la parte cinese “studierà coscienziosamente la richiesta” e che “ la tratterà secondo i regolamenti per la soluzione delle dispute della WTO, riservandosi i diritti annessi”.
Con la richiesta dell’apertura della consultazione all’OMC, gli Stati Uniti avranno a disposizione un periodo di 60 giorni per provare a risolvere la controversia attraverso la diretta mediazione con la Cina. Se gli sforzi dovessero fallire, gli Usa potrebbero chiedere la costituzione di un Panel che raccolga la sua denuncia.
Sul proprio fronte Pechino non sembra certo voler arretrare sui suoi progetti di sviluppo e promette che il proprio piano quinquennale per le energie rinnovabili comprenderà un aumento della potenza eolica installata a 90 GW; tale obiettivo dovrebbe essere raggiunto con la realizzazione di progetti su larga scala (10 GW di ‘taglia’) in parte da completare prima del 2016.