• Articolo , 24 luglio 2009
  • Il climate change alimenta gli incendi?

  • Circa il 10% degli incendi è causato da condizioni meteo-climatiche che ne aumentano l’intensità e la frequenza. La colpa è da attribuirsi anche ai venti e alle ondate di calore sempre meno rare

(Rinnovabili.it) – Studiando i cambiamenti climatici si possono prevenire e conoscere meglio i danni provocati dagli incendi? Le risposte possono essere cercate e trovate in una ricerca europea a cui partecipa il CMCC (Centro Euro-Mediterraneo per i
Cambiamenti Climatici) nella sezione appartenente all’Università di Sassari, che da tempo studia gli incendi, diretta dalla Prof.ssa Donatella Spano.
Il progetto, denominato FUME, nasce per analizzare le relazioni che intercorrono tra la nascita di un incendio e i fattori climatici, la presenza di vegetazione e le condizioni socio-economiche delle zone colpite, con particolare interesse per gli eventi del passato, utili per lo studio delle cause dei fenomeni.
Nell’ultima settima la Sardegna è stata interessata da numerosi incendi, alimentati da condizioni climatiche e territoriali che ne hanno aumentato l’intensità, come ad esempio il vento che soffia costantemente alimentando le fiamme e la straordinaria ondata di caldo.
In conclusione si può affermare che circa il 10% degli incendi hanno una forte relazione con le condizioni meteo-climatiche che stanno peggiorando a causa del comportamento scellerato dell’umanità e che potranno solo peggiorare se non si prenderanno le opportune misure comportamentali, determinando un aumento di questi eventi a livello globale.
In questo studio si cerca anche di fare una stima del danno economico prodotto, per esempio, da un bosco incendiato o da un campo coltivato colpito dalle fiamme, suggerendo inoltre procedure e protocolli da adottare in caso di emergenza.