• Articolo , 6 novembre 2008
  • Il “Climate change” provoca i primi profughi “ufficiali”

  • Si comincia a ballare. In barba alle accuse di catastrofismo i cambiamenti climatici, e nel caso l’innalzamento del livello del mare, provoca i primi profughi ufficiali tra le quaranta famiglie che abitavano l’isola

La notizia rischia di passare inosservata in questi giorni, vuoi per l’onda lunga delle miriadi di pagine e pagine (cartacee e web-page) dedicate all’elezione di Obama, sia perché riguarda “solo” una quarantina di famiglie di una piccola isola del Pacifico.
Invece occorre prestarle molta attenzione.
Infatti, si tratta dell’avverarsi di una serie di previsioni fatte, ormai da anni, sul cambiamento climatico da istituti di ricerca di varie parti del mondo, che spesso invece sono stati tacciati di catastrofismo e accusati di creare un panico immotivato. E invece, purtroppo, la prima notizia è arrivata.
Ad un gruppo di quaranta famiglie abitanti la piccola isola di Ontong Java, nello stato-arcipelago delle Isole Salomone nel Pacifico, va attribuita la definizione ufficiale di “primi profughi al mondo del riscaldamento globale”. Una porzione cospicua della loro isola, (la provincia di Malaita), è stata sommersa dell’acqua dell’oceano e quindi resa del tutto inabitabile. E secondo le previsioni, per il 2015, sia l’isola di Ontong Java che altre vicine saranno sommerse interamente. Secondo l’emittente radiofonico di stato delle Isole Salomone, il governo di Papua Nuova Guinea, raccogliendo un appello di aiuto, si è dichiarato disposto ad accogliere i profughi nell’isola di Bougainville, ad un costo di diversi milioni di euro nei prossimi sei anni. Nonostante le condizioni attuali e le drammatiche previsioni, ha aggiunto l’emittente, un terzo dei 1.500 residenti dell’isoletta si sono comunque rifiutati di abbandonarla.