• Articolo , 2 febbraio 2009
  • Il Comune concede un metro quadro alle energie rinnovabili

  • Spazio pubblico per petizioni? Impossibile. È la risposta che si è vista recapitare l’associazione Per il Bene comune dopo aver chiesto a inizio anno il relativo permesso di occupazione per una petizione popolare a sostegno delle energie rinnovabili. A gridare al boicottaggio è Monia Benini, presidente dell’associazione fondata dall’ex senatore Fernando Rossi, che dopo essersi […]

Spazio pubblico per petizioni? Impossibile. È la risposta che si è vista recapitare l’associazione Per il Bene comune dopo aver chiesto a inizio anno il relativo permesso di occupazione per una petizione popolare a sostegno delle energie rinnovabili.
A gridare al boicottaggio è Monia Benini, presidente dell’associazione fondata dall’ex senatore Fernando Rossi, che dopo essersi rivolta al Servizio Attività Produttive del Comune di Ferrara, ha seguito scrupolosamente i passi burocratici che prevedono a chi indirizzare la richiesta, le aree usualmente concesse per occupazioni similari, i possibili ingombri, la documentazione necessaria da allegare alla domanda, l’anticipo con il quale consegnare la domanda stessa.
“Abbiamo effettuato la richiesta – lamenta la Benini – in data 26 gennaio 2009 per l’occupazione di 3 mq in Piazza Trento Trieste, Volto del Cavallo per i sabati e le domeniche pomeriggio, in Piazza Travaglio per la mattinata del lunedì e ancora in Piazza Trento Trieste (angolo Porta Reno) per la mattinata del venerdì, per l’attuale mese di febbraio, in modo tale da poter essere presenti nelle piazze di maggior afflusso dei cittadini per le tradizionali passeggiate in centro dei fine settimana e per i mercati settimanali”.
E, invece dell’ok amministrativo, nella sede di Pbc è arrivato un fax dal Comune. Poche lettere per dire che “nessuno dei posti richiesti è disponibile per tutto il mese di febbraio; non vi è possibilità alcuna di sistemazioni vicine a quelle indicate perché ci sono altre forze politiche che hanno occupato tutte le aree disponibili (“mie precedenti esperienze politiche – è l’inciso della presidente -mi consentono di poter affermare senza tema di smentita che Piazza Trento Trieste ha più volte accolto la contemporanea compresenza di banchetti raccolta firme di 6 diversi soggetti politici diversi, attrezzati con tavoli, bandiere, cavalletti”); l’unica ubicazione consentita sarebbe in Via Mazzini (angolo Via Vittoria – zona ex Upim) per tutte le date richieste, a condizione però che l’ingombro sia notevolmente ridimensionato e non superi complessivamente la superficie di un metro quadrato. Una persone con una bandiera, piccola, in mano insomma ci può stare.
Le rimostranze dell’associazione non sono servite, anzi: “sarebbe stato necessario accettare immediatamente le condizioni – puntualizza la Benini – per poter avere entro venerdì 6 il permesso utile per l’occupazione suolo pubblico a partire dal giorno successivo”.
E non si tratta del primo intoppo in cui incappa Pbc. “Un simile atteggiamento – afferma la presidente -, la nostra associazione politica l’aveva già vissuta a ottobre per la richiesta di sale pubbliche, rispetto alla quale, date le convenzioni di carattere pressoché esclusivo dell’assessorato Comunale con l’Arci, i tempi di anticipo per la richiesta si erano abnormemente dilatati, congiuntamente al lievitare delle cifre necessarie all’utilizzo anche di sola mezza giornata. Oltre a questo, la nostra associazione avrebbe dovuto passare il vaglio amministrativo in quanto precedenti esperienze con partiti – così ci fu detto dall’impiegato comunale – inducevano il Comune a non rilasciare facilmente il permesso per simili iniziative”.
All’associazione non è rimasto che ricorrere al difensore civico “perché venga tutelato il diritto costituzionale ad utilizzare gli spazi pubblici senza dover passare alcun tipo di forche caudine. E’ umiliante trovarsi di fronte ad una gestione di un servizio pubblico che palesemente non garantisce condizioni di pari accesso a luoghi e strutture pubbliche”.
L’intervento del difensore civico viene richiesto “per poter avere in tempi rapidi le indicazioni necessarie per poter esercitare i nostri diritti di cittadini italiani, ed accedere – in condizioni paritetiche – all’occupazione dell’area pubblica”.