• Articolo , 2 marzo 2009
  • Il corpo umano come fonte di energia

  • Di esempi di come sfruttare il calore e l’energia prodotti dal corpo umano, nel corso degli ultimi anni, ne abbiamo visti molti. Proviamo a fare un viaggio virtuale per scoprire quali sono le novità, facendo l’occhiolino a Copenhagen

La ricerca nel campo delle energie rinnovabili è in fermento. Pale eoliche sempre più high tech, celle fotovoltaiche sottili come pellicole. Il progresso in questo campo non si arresta, e i ricercatori continuano a darci a getto continuo novità sempre più interessanti. Ma in molti non sanno che ci sono anche altre possibilità per produrre energia pulita, e molto più vicine a noi di quanto si possa immaginare. Una di queste deriva dallo sfruttamento del nostro corpo. Anche se questa affermazione può suonare strana, così non è, e di esempi ce ne sono moltissimi. Faremo un breve ma intenso viaggio per scoprire dove e come si è riusciti a sfruttare l’energia prodotta dal corpo per produrre energia pulita utilizzata per alimentare strutture dai più svariati utilizzi.
Partiamo da Londra, dove la discoteca “Club4climate”:http://www.club4climate.com/ ha dichiarato espressamente guerra al global warming. Il proprietario, sir Andrew Charalambous (noto anche come Dr. Earth…), ha investito i propri introiti trasformando il luogo di divertimento per eccellenza in un locale ecosostenibile. Il tutto grazie al movimento dei ragazzi che ballano. Ma cerchiamo di capire come: l’energia meccanica prodotta dal movimento di colui che balla viene trasformata in energia elettrica sfruttando il meccanismo della piezoelettricità, che non è altro che la capacità di determinati materiali, come alcune sostanze cristalline, di generare una differenza di potenziale, se sottoposti ad una deformazione meccanica. Nel caso particolare del green club, il piano della pista da ballo è sostenuto da una serie di molle. L’oscillazione derivante dal movimento dei ragazzi che ballano, aziona dei generatori a cristalli capaci di produrre una piccola quantità di energia elettrica. L’energia prodotta viene poi immagazzinata all’interno di una serie di batterie ricaricabili che distribuiscono l’energia all’interno del locale. In questo modo l’energia prodotta copre il 60% del fabbisogno del locale per una serata. Pionieri in questo campo sono stati gli olandesi di Rotterdam. La discoteca Watt è stata la prima a sfruttare il sistema “Sustainable Dance Floor” che si basa a sua volta sulla tecnologia delle celle piezoelettriche.

Il nostro viaggio continua negli USA, in particolare la seconda tappa è in Oregon, a Portland. Anche qui il concetto è lo stesso, ma c’è meno da divertirsi! Sì, se abbiamo parlato di eco-notti tutte divertimento e salvaguardia ambientale, adesso arrivati a Portland, si parla di palestre. È stata inaugurata da poco “The Green Microgym”:http://thegreenmicrogym.com/, una palestra che ha sposato eco sostenibilità sotto tutti i punti di vista. Cominciamo con lo spiegare in che modo viene utilizzato il movimento del corpo. Il proprietario, Adam Boesel, ha voluto gratificare gli sforzi e la fatica dei suoi iscritti dotando quattro cyclette della sua palestra di alcuni prototipi della Human Dynamo. Le cyclette sono collegate a quattro generatori. Appena l’utente inizia a pedalare si accende un pannello digitale che visualizza la quantità di energia in watt prodotta dal movimento delle gambe e da una leva predisposta per l’allenamento delle braccia. Quando tutte e quattro le postazioni sono in uso, si ricavano da 200 a 600 watt di potenza. Ma Boesel, non si è limitato a questo. La Green Microgym si vuole imporre come prima palestra carbon neutral, e a tal fine è stata adottata una politica di risparmio energetico molto efficiente. Sulla facciata dell’edificio sono stati installati moduli fotovoltaici che coprono il 30% del fabbisogno energetico della palestra, all’interno vi sono apparecchiature che aiutano il risparmio energetico e idrico. Esperienza simile a quella di Portland è quella della palestra “California Fitness Club” di Hong Kong. In questa struttura 13 attrezzi per gli esercizi ginnici sono stati collegati ad una batteria, a sua volta collegata a 13 lampadine a risparmio energetico. Le 13 macchine se usate contemporaneamente producono una quantità di energia pari a 300W. L’energia non è molta ma il concetto pionieristico, se pensiamo all’esperienza di Portland.

Come non concludere il nostro breve viaggio se non a Copenhagen, la “città più vivibile al mondo”, così come l’ha proclamata il mensile britannico Monocle. Tra le capitali del nord Europa decisamente la più green, tanto da essere scelta dall’ONU per il prossimo eco-summit durante il quale saranno presi gli accordi antiriscaldamento globale del dopo Kyoto. Tra i vari progetti volti al risparmio energetico e alla salvaguardia ambientale c’è la realizzazione del nuovo Teatro di Prosa, “Skuespilhuset”:http://www.skuespilhus.dk/, che vanta una lunga serie di provvedimenti tecnici adottati per contribuire ad abbassare i costi energetici e a migliorare il profilo ambientale. Il progetto dello studio “Lundgaard & Tranberg Architects” sfrutta la componente ambientale per scopi energetici. Il teatro si estende in proiezione per circa il 40% della costruzione, sopra il porto. Ed è proprio l’acqua uno degli elementi fondamentali di questo progetto. La realizzazione dell’edificio si è avvalsa di costruzioni termo-attive che consentono all’acqua del porto e al calore prodotto in eccesso durante le rappresentazioni, di essere utilizzati come fonti per riscaldare o raffreddare l’edificio. La posizione strategica sul mare permette sia il rifornimento di energia rinnovabile tramite i sistemi termo attivi che convertono l’acqua del mare, sia un sistema di climatizzazione basato sul riscaldamento o sul raffreddamento dell’acqua del porto. Convertito in cifre, questo significa che il teatro di prosa risparmia tra il 75% e l’80% in consumo energetico. Ma l’aspetto più interessante è quello del calore umano sfruttato per riscaldare il teatro. “Ho scelto una base quadrata e non rettangolare, perché mi ha permesso di compattare le superfici da riscaldare in inverno, per le quali utilizziamo al 40%, sia il calore emanato dalle luci dei tre palcoscenici sia quello corporeo prodotto dagli spettatori. D’estate, invece, raffreddiamo sia con l’acqua del porto, desalinizzata e intubata nel circuito di climatizzazione, sia con il vento fresco serale, che filtra attraverso fessure ritagliate ai bordi della facciata di vetro che si sporge sul mare. I maggiori costi di impianto, tra i quali figurano anche i tubi, più grandi di quelli canonici, saranno ammortizzati entro tre anni al massimo; dopo ci sarà solo risparmio.”