• Articolo , 23 dicembre 2010
  • Il geosequestro della CO2? Un ponte verso una Grecia più verde

  • La Fondazione norvegese Bellona mette nero su bianco una possibile strategia di sviluppo che permetterebbe ad Atene di ridurre le emissioni del proprio comparto energetico incentivando la green economy nazionale

(Rinnovabili.it) – La Grecia potrebbe dimezzare le emissioni di CO2 e risparmiare ben 16 miliardi di euro entro il 2050 se decidesse di “convertirsi” al Carbon Capture and Storage. A tracciare la ricetta anti crisi la Fondazione norvegese Bellona nel suo rapporto “Un ponte per una Grecia più verde: una valutazione realistica del potenziale del CCS”:http://www.bellona.org/filearchive/fil_GREECE__ROADMAP_FINAL_low_resolution.pdf. Il documento analizza sul fronte economico e ambientale le conseguenze a lungo termine dell’adozione di una precisa tabella di marcia sulla tecnologia del CCS. La relazione giunge alla conclusione che la tempestiva applicazione delle tecnologie di geosequestro della CO2 al settore industriale ed energetico rafforzerebbe l’impegno ambientale della nazione attraverso un taglio di 28,7 milioni di tonnellate di anidride carbonica (oltre la metà delle attuali emissioni greche) e importanti ricadute economiche.
“Dal momento che il paese ha la più alta quota comunitaria di energia elettrica proveniente dalla lignite, la maggiore fonte di CO2 connessa al comparto energetico, c’è un urgente bisogno di esaminare il ruolo che il CCS potrebbe giocare in questo scenario”, spiega Eivind Hoff, direttore di Bellona Europa.
Per di più, combinando le tecnologie di CCS con la co-combustione di biomassa e carbone, si legge nel rapporto, si poterebbe rendere il settore greco ‘carbon-negative’ entro il 2030. Per Eivind Hoff, considerando piano del Ministero per tre nuovi impianti a lignite e circa 20 nuove unità a gas naturale nei prossimi due decenni, “il carbon capture and storage è necessario. Il governo greco ha bisogno di assumere, adesso, una posizione responsabile sulla questione”.