• Articolo , 15 gennaio 2010
  • Il Global Warming è un serpente che si morde la coda

  • L’aumento della temperatura globale e la crescita delle percentuali di metano in atmosfera sono strettamente collegati. A rivelarlo è il rapporto di un team di scienziati britannici

(Rinnovabili.it) – L’aumento della temperatura globale favorisce l’incremento delle emissioni di gas metano, un gas ad effetto serra molto più dannoso del biossido di carbonio; lo hanno rivelato gli esperti della Edinburgh University.
Lo studio ha indicato che l’aumento della temperatura nelle regioni alle alte latitudini aumentano la produzione di metano, contribuendo al riscaldamento globale.
Gli scienziati che si occupano di rilevare i livelli di metano nelle zone considerate come le maggiori produttrici come le risaie, le paludi, le torbiere, hanno rilevato che le emissioni aumentano in modo proporzionale col crescere della temperatura.
I ricercatori si sono serviti anche di rilevazioni satellitari per il calcolo della percentuale di metano in atmosfera come dato fondamentale per il calcolo dei valori relativi alla concentrazione del suddetto inquinante nelle acque superficiali e come fonte necessaria per rilevare le emissioni delle zone umide nelle differenti regioni.
I risultati dimostrano che le emissioni prodotte dalle zone umide sono aumentate del 7% tra il 2003 e il 2007, con picchi corrispondenti agli eventi climatici straordinari, dati che potrebbero aiutare gli scienziati nel prevedere i futuri cambiamenti climatici.
Il professor Paul Palmer dell’Università di Edimburgo dopo aver supervisionato lo studio ha commentato “I risultati evidenziano un composto andamento dell’aumento della temperatura globale, temperature elevate portano ad un più rapido riscaldamento del Pianeta”. “Il nostro studio rafforza l’idea che i satelliti possano cogliere i cambiamenti nella quantità di gas serra emessi da un determinato luogo sulla Terra. Questo aiuterà a quantificare le emissioni prodotte da una varietà di fonti, sia naturali che antropiche”.
Lo studio, finanziato dal Natural Environment Research Council, è stato realizzato grazie alla collaborazione con l’Istituto Olandese per la Ricerca Spaziale e grazie ai dati forniti dalla NASA e dall’Agenzia Spaziale Europea.