• Articolo , 28 dicembre 2009
  • Il ‘global warming’ in Gran Bretagna porta del buon vino

  • Un altro insolito, ma non sorprendente, effetto del riscaldamento globale che ora rende più mite il clima britannico, favorisce la viticultura e la produzione di vino non solo in maggior quantità, ma anche migliore nella qualità.

(Rinnovabili.it) – Temperature favorevoli, soprattutto nel periodo della fioritura. Ed ecco un ottimo raccolto di uva che prelude ad un’altra buona annata di vino ‘made in UK’. Si avete capito bene, stiamo parlando della Gran Bretagna e di un fenomeno che in questi ultimi dieci anni va accentuandosi. Una situazione che si verifica in tutti i vigneti britannici: frutto, questa volta non disastroso, dei cambiamenti climatici? Chi dice di sì, chi di no. Sta di fatto che una zona geografica più nota per la birra ora sta conquistando un suo spazio nel settore enologico.
D’altronde Marcus Sharp, enologo del Denbies Wine Estate, racconta: “E’ veramente un’ottima vendemmia. Frutti maturi e in grande quantità. Il punto di maturazione è andato migliorando, i volumi sono aumentati e l’acidità è diminuita. Stiamo producendo sempre più vino. Quest’anno, non so, forse quattro o 500 mila bottiglie”.
Insomma non è improbabile che la maggiore e migliore produzione del vino inglese sia aiutata da temperatura decisamente favorevole.
“Gran parte dell’Inghilterra meridionale sarà persino troppo calda per la viticoltura. Nel 2080 sarà probabile trovare vigneti nelle Highlands scozzesi, la Côte d’Ecosse, si potrebbe chiamare così – preconizza il geologo Richard Selley, docente all’Imperial College di Londra – E ho sempre fantasticato sull’idea di avere vigneti sulla riva nord di Loch Ness: terrazzata, potrebbe essere adatta al Riesling, al Schönberger e ad altre varietà tedesche”.
“Fino a cinquant’anni fa c’erano pochi vigneti in questo paese. Il numero è aumentato in modo esponenziale a partire dalla metà del secolo scorso – continua Selley – Si può anche vedere come nel tempo il limite delle terre coltivate a vigna si sia spostato a nord verso la frontiera anglo-scozzese”.
E le cifre confermano le sue teorie. I vigneti britannici registrati in da 333 nel 2002, sono diventati 416 nel 2008, con un aumento della superficie coltivata che da 812 è passata a 1.106 ettari nello stesso lasso di tempo. E il mercato segue: le vendite sono aumentate quasi del 100% in dieci anni.
L’amministratore del Denbies Wine Estate, Chistopher White spiega:
“Abbiamo sentito gli effetti dei cambiamenti climatici qui. Negli ultimi anni abbiamo quindi deciso di sperimentare nuove varietà che non erano mai state coltivate nel Regno Unito, come il Sauvignon Blanc. Abbiamo davvero rischiato 20 anni fa piantando il Pinot Noir e si è rivelata una delle nostre scelte migliori. Lo spumante britannico ha raggiunto ottimi livelli. Stiamo vincendo premi a livello internazionale e vent’anni fa non accadeva”.