• Articolo , 23 marzo 2011
  • Il Kenya punta sul biofuel ma gli ambientalisti dicono no

  • Coltivare la jatropha in terreni non degradati aumenterebbe il bilancio di carbonio fino a sei volte anziché aiutare a ridurlo e gli attivisti chiedono al Governo di non accettare il progetto di Malindi

(Rinnovabili.it) – Il nuovo progetto lanciato in Kenya nel settore della produzione dei biocarburanti convince il Governo ma non gli ambientalisti. Un gruppo di attivisti ha avanzato oggi la propria protesta contro il piano di una società italiana dedicato alla coltura espansiva della Jatropha. La motivazione alla base della protesta sarebbe la ferma convinzione che con tale produzione, calcolando l’intero ciclo di vita, si emetta più di carbonio rispetto ai carburanti fossili. L’azienda, riferisce oggi l’agenzia di stampa APF, avrebbe in programma la coltivazione di 50.000 ettari vicino a Malindi, località turistica balneare nel sud del Paese. “Tenendo conto delle emissioni prodotte durante il processo di produzione e di consumo … la jatropha emetterebbe dalle 2,5 alle 6 volte più gas serra”, hanno reso noto in comunicato congiunto ActionAid, Nature Kenya e la British Royal Society per la protezione degli uccelli. Accuse respinte dalla compagnia italiana che ha al contrario rimarcato il nuovo impulso occupazionale legato al progetto. Ma la questione va oltre un puro motivo di bilancio emissivo. La zona in questione ospiterebbe attualmente circa 20.000 persone e un fragile ecosistema faunistico ora a rischio di “sfratto”. E gli ambientalisti hanno già etichettato questo e molti altri progetti che stanno fiorendo sul territorio africano come “land grabs” (afferra terra). Progetti dalle disastrose conseguenze per le comunità africane spesso senza voce che alla base, spiegano gli ecologisti, hanno soprattutto l’obiettivo fissato dall’Unione europea di produrre il 10 per cento di energia per il settore del trasporto dai biocarburanti entro il 2020.