• Articolo , 1 agosto 2008
  • Il mare come grande riserva di energia

  • Il sostanzioso impegno dei cugini d’oltralpe, sul fronte dello sfruttamento dell’energia marina, per rispettare gli obiettivi di riduzione di Co2 nei prossimi anni

_dal nostro corrispondente in Francia_ – Nel quadro della politica energetica dell’Unione Europea, la Francia è, come tutti vincolata a rispettare obiettivi quantitativamente ambiziosi, legati alle emissioni di gas ad effetto serra, allo sviluppo delle energie rinnovabili e all’efficienza del consumo energetico, in vista di una situazione che dovrà raggiungere una produzione interna di elettricità da fonti rinnovabili, del 21% entro il 2010, contro il 14% attuale. Per sfruttare tutte le possibilità per raggiungere quest’obiettivo, la Francia si rivolge allo sviluppo sia dell’eolico che del solare, ma concentra la sua ricerca anche sull’energia marina come ulteriore fonte rinnovabile di energia. A questo proposito, dispone di un importante potenziale diversificato per sfruttare le fonti di energia marina: dell’energia delle onde, all’energia delle correnti; dall’energia termica dei mari, grazie alla differenza di temperatura tra le acque di superficie e le acque profonde, all’energia delle maree, legata al flusso ed al riflusso del mare (la Rance è la più grande produttrice di energia marea-motrice del mondo con 240MW installati nel 1966 in Bretagna) o anche l’energia osmotica.
La quantità di energia naturalmente annualmente prodotta, e non ultizzata, dalle maree è valutata in circa 22.000 TWh cioè 1/5 del consumo dell’energia mondiale. In Francia, questo potenziale è collegato a 10 milioni di kmq di zone marittime sotto la propria giurisdizione. L’esempio da seguire è quello della Gran Bretagna, già molto attiva in questo settore. I governi francesi e britannici, riconosciuto il loro interesse comune per queste energie, hanno convenuto, questa volta, di studiare le modalità di una collaborazione approfondita per lo sviluppo del settore. Sulla costa atlantica francese, la potenza media trasmessa dalle onde è circa di 45 kW per metro, cioè un potenziale accumulato di 417 TWh ovvero quasi pari al consumo elettrico totale annuale stimato a 454 TWh, che costituirebbe una apprezzabile dotazione di energia pulita.
Dopo numerosi anni di ricerca e di prove, é stata creata la tecnologia CETO che consiste in una pompa a pistone che viene attaccata in fondo al mare, collegata ad un galleggiante posizionato ad alcuni metri sotto il livello del mare. Le onde generano un movimento meccanico verso l’alto, che attiva la pompa, la quale comprime dell’acqua che viene inviata attraverso un condotto verso la terra. Quest’acqua ad alta pressione è fatta passare attraverso una turbina che produce elettricità. Inoltre si verificano altri vantaggi, come la produzione di acqua dolce e infine anche lo sviluppo della fauna acquatica, il tutto senza alcun impatto visivo.
Questa tecnologia possiede molti vantaggi. Permette soprattutto di produrre elettricità in modo continuo e acqua dolce senza alcune emissioni di Co2. Tenuto conto che la maggior parte dei paesi nel mondo possiedono almeno 60 Km di costa marina, questa tecnologia potrebbe esere una risposta al problema energetico tanto nei paesi emergenti che in quelli sviluppati. In più di questo sistema non presenta problemi di impatto paesaggistico e, non utilizzando alcun lubrificante o prodotto tossico, non provoca nessun inquinamento nel corso della durata dell’impianto, valutata in oltre 30 anni.
E non è tutto, perche l’installazione delle strutture nei fondali marini, come abbiamo accennato, permette alla fauna e alla flora marina di svilupparsi, adattandosi all’habitat naturale. Oltre all’obiettivo principale, cioè la produzione d’energia, questo sistema favorisce la crescita dell’ecosistema e della biodiversità delle specie.
Così EDF (Energie de France) “Energie Nuove” ha annunciato il 15 gennaio di aver stretto un accordo con “Renewable Energy Holding”, società britannica, per sviluppare la tecnologia CETO. I termini di dell’accordo con REH, prevedono un investimento di EDF di 4 milioni d’euro in REH. Questo accordo dà un diritto esclusivo a EDF di utilizzo di questa tecnologia nell’emisfero del nord e nelle isole de La Réunion. Le quote di proprietà di EDF di queste attività andranno dal 51% al 75%. La ricerca e la sperimentazione, come si vede, allargano sempre più il fronte delle energie rinnovabili, alimentando la speranza di riuscire a contenere al massimo la concentrazione di Co2 nell’atmosfera. *Romain Gellee*