• Articolo , 27 marzo 2009
  • Il Piano Casa secondo l’Ist. Nazionale di Bioarchitettura

  • Secondo l’INBAR è necessario un rilancio del mercato che stia attento a non stravolgere il patrimonio edilizio

Mentre il Governo è impegnato a trovare un’intesa con Regioni e Comuni, l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura porta all’attenzione le sue preoccupazioni in materia del “Piano Casa”.
“L’incremento generalizzato – scrive in una nota l’INBAR – delle volumetrie esistenti, come di recente proposto, risulta altamente rischioso per il patrimonio edilizio nazionale. Alla luce dell’attuale crisi, nonostante la palese necessità di una revisione generale delle procedure edilizie nella direzione della trasparenza e della semplificazione, al solo scopo di incentivare il mercato, si ritiene che la risposta idonea non possa passare per la deregolamentazione generalizzata”.
L’Istituto auspica da tempo ad una diffusa applicazione dei migliori criteri di bioarchitettura e di efficienza energetica, ma nonostante ciò tiene a sottolineare le sue criticità nei confronti dello sfruttamento di tali caratteri “come strumento per ampliamenti secondo criteri incoerenti. Il rischio che si realizzi l’ennesimo greenwashing di interventi degradanti per l’ambiente costruito e la natura è reale. A maggior ragione qualora la norma sia deficitaria delle necessarie definizioni in tema di bioedilizia”.
Ad essere messo in evidenza è soprattutto il rischio che tale decisione potrebbe avere sulle campagne, “con il consolidamento di fatto di capanni e depositi per attrezzi e la loro ennesima conversione in unità abitative, secondo il copione dei tanti precedenti condoni. Ancor più tragica la possibilità di intervenire in parchi e aree di tutela culturale e ambientale”. Secondo l’INBAR “tali iniziative poco abbiano a che vedere con l’emergenza abitativa, in quanto il beneficio per le famiglie con difficoltà economiche sarà limitato”.