• Articolo , 3 ottobre 2008
  • Il surriscaldamento delle nostre città

  • Sempre più avvertito il problema della qualità termica e ambientale nell’ambiente costruito. Cosa si sta facendo in Italia e all’estero. Le novità dettate dalle “Linee guida per l’energia”

L’isola di calore nell’ambiente urbano è una delle conseguenze di una politica poco attenta ai problemi ambientali. Una politica di controllo delle temperature esterne durante la stagione estiva porterebbe ad una riduzione del potenziale termico con conseguente riduzione dei carichi di climatizzazione e raggiungimento dei benefici associati. Uno degli impatti che il surriscaldamento degli ambienti urbani porta in termini di emissioni di gas in atmosfera è l’aumento della produzione di ozono dovuto ad un aumento delle temperature dell’aria, che ne favoriscono il processo chimico di formazione, nonché l’aumento di emissioni di gas serra dovuti alla maggior richiesta di energia per la climatizzazione degli ambienti. Si pensa che sia necessario affrontare il problema ambientale in scala globale, tenendo presente che ogni località ha caratteristiche ed esigenze proprie e quindi risulta necessario rimandare agli Enti Locali il compito di affrontare e gestire in modo univoco le tematiche ambientali.
Le normative italiane, in generale, prestano attenzione al rendimento energetico del sistema edilizio senza considerare il contesto urbano sia dal punto di vista energetico che di comfort degli ambienti esterni. L’unica indicazione che viene fatta riguardo la pianificazione urbana del territorio evidenzia la necessità di introdurre un parametro energetico. La presenza in Italia di associazioni ambientaliste ed organi con una sensibilità spiccata in materia risulta fondamentale ai fini di sviluppare nuove conoscenze che portino alla formazione di strumenti istituzionali che consentano uno sviluppo sostenibile.
Legambiente è una delle associazioni più attente ai temi ambientali e negli ultimi anni ha lanciato numerosissime iniziative legate ai processi di Agenda 21 Locale: tra queste sono sensibili al tema del benessere urbano le proposte per i regolamenti edilizi comunali. Per ridurre l’effetto isola di calore Legambiente pone l’attenzione sulla necessità di una progettazione degli spazi aperti che favorisca la presenza di vegetazione e di corsi d’acqua: questi elementi portano al fenomeno dell’evapotraspirazione che contribuisce a diminuire i picchi di temperatura. Un grande contributo alla diminuzione delle temperature superficiali viene data anche all’ombreggiamento e alla presenza di pavimentazioni permeabili. Tutti questi fattori consentono anche una diminuzione dei fabbisogni energetici di raffrescamento estivo.
Un documento di notevole interesse risultano essere le “Linee guida per l’Energia” sviluppate dall’assessorato all’ambiente della provincia di Milano presentate in un documento, nell’ambito del progetto PREFER (Polo per il Risparmio Energetico e le Fonti Energetiche Rinnovabili), in cui si definiscono le linee guida per la definizione di un regolamento edilizio di tipo provinciale. In generale i punti chiave che consentono la diminuzione dell’isola di calore all’interno del progetto PREFER riguardano l’aumento dell’albedo delle superfici per ridurre le temperature superficiali e la presenza di verde per mitigare i picchi di temperatura grazie all’evapotraspirazione e consentire l’ombreggiamento. In una sezione del documento citato si presta attenzione al sito edilizio evidenziando la necessità di un’adeguata progettazione che consenta di mitigare l’effetto isola di calore. La particolarità ed il valore aggiunto di queste linee guida, limitatamente ad alcuni punti, è che vengono date delle precise prescrizioni ai fini di uno sviluppo sostenibile degli spazi urbani. Nelle disposizioni vengono definite delle prescrizioni progettuali in merito all’utilizzo del verde come elemento mitigatore dello spazio urbano. Dette prescrizioni individuano tramite valori percentuali le superfici da lasciare a verde permeabile al fine di usufruire dei benefici in termini di regolarizzazione della temperatura superficiale ottenuti dai processi di evapotraspirazione e criteri di progettazione per la disposizione della vegetazione ad alto fusto in modo da sfruttare ed ottimizzare nel miglior modo possibile gli effetti benefici dell’ombreggiatura. Probabilmente i valori assegnati sono frutto di elaborazioni e di studi specifici. Questa linea guida risulta molto apprezzata da molte amministrazioni comunali le quali “riportano” all’interno dei propri Regolamenti Edilizi l’Articolo 2 del progetto PREFER inserendolo come raccomandazione per uno sviluppo sostenibile dell’ambiente urbano. Si citano alcuni comuni in cui nel regolamento edilizio si trova l’articolo sopra citato: Bologna, Calenzano (LC), Ferrara, Firenze, Pisa, Rivoli, Rimini, Torino. La presenza di disposizioni normative nei regolamenti edilizi dei singoli comuni evidenzia la loro sensibilità in materia: le amministrazioni sono coscienti che esiste un “problema isola di calore” ma d’altra parte non compiono uno sforzo ulteriore per dare regolamenti più specifici e propri del luogo.
Quello che è possibile riscontrare dalla lettura dei regolamenti sopra citati e in tutti gli altri documenti che cercano di affrontare il problema è che nelle prescrizioni in essi contenuti non vengono trattate in maniera approfondita i criteri di scelta delle superfici edilizie che attraverso i processi di scambio termico per irraggiamento risultano essere una delle principali cause dell’aumento delle temperature cittadine. Esse infatti sono trattate con delle linee guida progettuali che orientano la scelta del materiale in funzione del suo valore di albedo. Da questo punto di vista gli enti normatori dovrebbero prescrivere maggiori indicazioni sulle proprietà dei materiali edili, al fine di agevolare il progettista nelle proprie decisioni progettuali ed evitare che una cattiva progettazione porti a delle situazioni sia di disconfort termico dovuto all’utilizzo di materiali con un basso albedo sia di disconfort visivo causato da materiali particolarmente riflettenti. La ricerca di un giusto equilibrio risulta quindi di primaria importanza. Infatti, nella maggior parte dei casi, non vengono riportati ne valori limite ne metodologie di valutazione, ad eccezione del comune di Rimini che nel proprio regolamento edilizio inserisce un metodo di verifica progettuale per il valore di albedo tramite l’impiego di maschere di ombreggiamento; esso prescrive di evidenziare i materiali e i rispettivi albedi rappresentandoli con una scala di grigi (colore nero per albedo pari a 0; il colore bianco per albedo pari a 1). La verifica ha risultato positivo nel caso in cui la tavola grafica riporti maggiormente toni chiari.
Diversa sembra essere la situazione negli Stati Uniti dove vengono fortemente incentivate l’utilizzo delle superfici fredde, ovvero superfici in grado di mantenere le proprie temperature superficiali prossime a quella dell’aria caratterizzate da un alto valore di albedo e di emissività. Tali superfici hanno generalmente un albedo superiore a 0,5; anche lo Standard ASHRAE 90.1 prescrive un albedo iniziale della superficie di 0,7 per tener conto della riduzione dello stesso dovuta all’invecchiamento e alla mancata manutenzione, stimata con un decremento di 0,15 nel primo anno, ottenendo così un albedo residuo di 0,55. Apparentemente il valore 0,5 potrebbe risultare conservativo; al contrario, se si osservano i valori di albedo dei materiali edili normalmente utilizzati nel campo delle costruzioni, un valore di tale entità risulta restrittivo soprattutto per quanto riguarda le pavimentazioni di piazze e parcheggi.
Sembra quindi che l’attuale orientamento degli enti locali per cercare di ridurre l’effetto isola di calore sia quello di incentivare gli interventi che prevedono l’utilizzo del verde urbano e di superfici che siano in grado, sia di creare zone ombreggiate sia di regolare la propria temperatura superficiale attraverso il principio di evaporazione dell’acqua (superfici a verde, pavimenti freddi). Infatti anche il comune di Bolzano, noto per la sua sensibilità verso una progettazione sostenibile, ha introdotto all’interno del proprio regolamento edilizio un indice con valore prescrittivo e relativa procedura di calcolo al fine di garantire un rapporto minimo tra superficie permeabile e impermeabile nei nuovi interventi edilizi o interventi su fondi o edifici esistenti. Detto indice, denominato indice R.I.E. ( Riduzione Impatto Edilizio) ha lo scopo di garantire una superficie minima permeabile al fine di mantenere le temperature superficiali prossime a quelle dell’ambiente e regolarizzare il carico sul sistema fognario comunale.

_I documenti consultati per la redazione del presente articolo fanno riferimento agli anni precedenti il 2008. Prossimamente saranno pubblicate, suddivise per parametri, le linee guida internazionali e nazionali._

_Hanno collaborato Marco Comi, Feliciano Farina_