• Articolo , 3 maggio 2011
  • Il termoelettrico solare diventa piatto

  • Nuova invenzione degli ingegneri del MIT, che giocando con design e materiali hanno realizzato un dispositivo termoelettrico con un rendimento circa otto volte più alto rispetto a quelli attuali

(Rinnovabili.it) – Una modalità insolita, efficace e potenzialmente vantaggiosa sul fronte economico per trasformare il calore del sole in energia elettrica è stata messa a punto nei laboratori del famoso _Massachusetts Institute of Technology_ (MIT). Il sistema in questione, descritto in un articolo online della rivista Nature Materials, è in grado di produrre energia con *un rendimento circa otto volte più alto* rispetto a qualsiasi dispositivo termoelettrico finora realizzato.

Il concetto “è davvero radicale”, spiega il professore Chen Gang, co-autore della ricerca. I sistemi termoelettrici solari non sono una novità ma, al contrario dei dispositivi attualmente realizzati, che in genere coinvolgono vasti insiemi di specchi orientabili e mettono a fuoco i raggi solari su una piccola area, il nuovo approccio utilizza unità piatte e fisse simili ai tradizionali pannelli solari, eliminando la necessità di sistemi di localizzazione. Il sistema di Chen è un dispositivo allo stato solido senza parti in movimento; un generatore termoelettrico, inserito all’interno di una camera a vuoto in vetro, è coperto da una lastra di rame nero che assorbe la luce solare senza ri-irradiare il calore. L’altro lato del generatore è in contatto con l’ambiente esterno e quindi con la temperatura ambientale. Posto al sole, il dispositivo si riscalda rapidamente, e genera elettricità sfruttando la differenza di temperatura (circa 200 gradi) che si viene a creare tra l’interno e la parte a contatto con l’aria.

Secondo i ricercatori il livello di efficienza dimostrato finora, *il 4,6%,* è “già abbastanza impressionante” e “con l’utilizzo di nuovi materiali termoelettrici in grado di operare ad una temperatura più elevata l’efficienza può essere ulteriormente migliorata al punto da rendere questi dispositivi competitivi con quello le attuali celle solari di silicio amorfo”.