• Articolo , 4 febbraio 2010
  • Il vino fa bene ai vecchi diesel

  • La produzione di vino può fare bene ai vecchi diesel e soprattutto all’ambiente. Dai sottoprodotti della sua lavorazione, tecnicamente rifiuti speciali, è stato infatti ottenuto un additivo, prodotto come Magigas “D7”, il cui utilizzo sembra capace di dimezzare le emissioni di PM10 di motori datati, ante Euro 4 ed Euro 5, senza modifiche impiantistiche agli […]

La produzione di vino può fare bene ai vecchi diesel e soprattutto all’ambiente. Dai sottoprodotti della sua lavorazione, tecnicamente rifiuti speciali, è stato infatti ottenuto un additivo, prodotto come Magigas “D7”, il cui utilizzo sembra capace di dimezzare le emissioni di PM10 di motori datati, ante Euro 4 ed Euro 5, senza modifiche impiantistiche agli automezzi, costose e ancor meno convenienti sui mezzi più prossimi alla dismissione.
L’efficacia della miscela D7 – gasolio sarà ora verificata in una situazione concreta e operativa, “dal vero”, nel corso di una sperimentazione voluta e finanziata dalla Regione del Veneto, che interesserà per un periodo di sei mesi, da marzo ad agosto, l’intera flotta di autobus dell’ACTV in servizio al Lido di Venezia. L’iniziativa è stata presentata questa mattina a Palazzo Balbi dall’assessore alle politiche della mobilità del Veneto Renato Chisso, dal vicepresidente di ACTV Claudio Bertolin, accompagnato dal direttore di esercizio Elio Zaggia, da Giovanni Torracchi amministratore delegato di Magigas (società che produce il D7), e da Stefano Biondi Presidente di Envicon, la società che fornirà l’additivo e le apparecchiature di misurazione finalizzate a verificare in continuo la riduzione degli inquinanti nei gas di scarico.
“Siamo convinti che la politica del fare, delle azioni positive – ha sottolineato Chisso battezzando il progetto “Clean Venice” – possa dare risultati molto più significativi di quella dei semplici divieti. La Regione ha finanziato la sperimentazione con 100 mila euro – ha aggiunto – sulla scorta di una prima positiva verifica sull’additivo D7 effettuata dal Centro Ricerche della Commissione Europea JRC di Ispra, in provincia di Varese, su autobus Iveco Euro 0 e Euro II. In quella occasione è stata riscontrata una riduzione delle emissioni di particolato comprese tra il 21 e il 69 per cento; questo significa che l’emissione specifica di un autobus equipaggiato con motore Euro 2 che circola in area urbana, responsabile mediamente dell’emissione di PM10 pari a 0,55 grammi per chilometro, potrebbe ridursi a 0,18 gr / Km, con un oggettivo beneficio per l’ambiente. Se i risultati confermeranno i test di prova, si potrà pensare ad estendere l’utilizzo di gasolio adittivato negli autobus con motori di vecchia generazione in attesa della loro naturale sostituzione”.
La sperimentazione interesserà un arco temporale con significative variazioni climatiche. I controlli sulle emissioni saranno effettuati con apparecchiature mobili posizionate sui mezzi stessi, in modo da permettere un monitoraggio costante in tutte le situazioni operative. Va ricordato che i 30 autobus in servizio al Lido percorrono mediamente 2 milioni 400 mila chilometri l’anno, con un consumo medio di 2,3 Km/litro di gasolio ed un consumo totale quantificabile in circa un milione di litri l’anno. L’operatività circoscritta al territorio dell’isola permetterà un’analisi precisa del comportamento dei mezzi alimentati in una prima fase con gasolio commerciale e quindi successivamente con gasolio miscelato con additivo D7. La riduzione di pm 10 attesa dalle prove è dell’ordine di 185 kg, ma è previsto un significativo calo anche per l’anidride carbonica (-30 per cento, 2.656 tonnellate), per gli ossidi di azoto (-5 – -10 per cento) e per gli idrocarburi incombusti (- 25 per cento)
La raccolta dei dati e la certificazione dei risultati ottenuti sarà affidata in continuità al Centro di Ricerca della Commissione Europea di Ispra e all’Arpav.Alla sperimentazione collabora anche l’Università di Venezia. A metà del periodo di prova verrà presentata una relazione intermedia sui risultati ottenuti. Il contributo regionale coprirà il costo dell’additivo e gli oneri relativi all’analisi delle emissioni in campo e successive elaborazioni; le spese di comunicazione e presentazione della sperimentazione all’utenza; l’attività di divulgazione scientifica.