• Articolo , 24 novembre 2008
  • In arrivo l’energia elettrica da una bioraffineria

  • Produrre energia elettrica da fonte rinnovabile, senza alcuna emissione di sostanze inquinanti, valorizzando terreni prevalentemente non utilizzati per le coltivazioni alimentari, con positive ricadute occupazionali. Questi, in sintesi, gli ambiziosi obiettivi del progetto per la realizzazione di una bioraffineria che partendo dalla coltivazione di canna comune (che sarà utilizzata come biomassa) produrrà biocarburante di seconda […]

Produrre energia elettrica da fonte rinnovabile, senza alcuna emissione di sostanze inquinanti, valorizzando terreni prevalentemente non utilizzati per le coltivazioni alimentari, con positive ricadute occupazionali. Questi, in sintesi, gli ambiziosi obiettivi del progetto per la realizzazione di una bioraffineria che partendo dalla coltivazione di canna comune (che sarà utilizzata come biomassa) produrrà biocarburante di seconda generazione con il quale sarà alimentata la centrale a ciclo combinato per la generazione di energia elettrica.
Al fine di verificare la fattibilità di questa iniziativa, nel corso di una conferenza stampa tenutasi al centro fieristico «Le Ciminiere» di Catania, nell’ambito di Expobit 2008, è stato siglato un «documento d’intenti» tra la Regione Siciliana, rappresentata dall’assessore regionale al Territorio ed Ambiente, Giuseppe Sorbello, e Khurshid A. Jamali vice presidente della multinazionale IEG (Innovative Energy Group), azienda titolare dell’innovativo brevetto. Il territorio prescelto per la coltivazione si estende per 20.000 ettari (di cui 7.000 verranno utilizzati per la coltivazione): è una zona collinare, nell’entroterra, della Sicilia Occidentale, fra i comuni di Calatafimi, Camporeale, Gibellina e Poggioreale, al confine tra le provincie di Trapani, Palermo ed Agrigento.
Nell’area prescelta sarà coltivata la canna comune (Arundo Donax L., il termine scientifico) per un’estensione di 7000 ettari, che fungerà da biomassa per la produzione del biocarburante. La canna comune è una pianta autoctona, dalla alte rese, con ciclo di vita decennale, che non richiede l’uso di fitofarmaci e che ha moderate richieste di risorse idriche. La coltivazione sarà compiuta secondo parametri di «sostenibilità» che garantiranno il mantenimento della fertilità dell’area, la difesa dall’erosione del suolo (riducendo quindi, il fenomeno della «desertificazione»), la conservazione dell’equilibrio idrico e la salvaguardia della struttura sociale e produttiva locale.
Due gli impianti che saranno utilizzati per procedere alla «trasformazione» della canna comune in energia elettrica. La prima unità trasformerà la biomassa e, quindi, la canna comune, in biocarburante (bio olio) di seconda generazione, mediante un processo di pirolisi veloce. Il biocarburante sarà utilizzato per alimentare la centrale che produrrà energia elettrica.
«Sappiamo bene – afferma l’assessore regionale al Territorio Giuseppe Sorbello – che è necessario affrontare con efficacia e determinazione la crisi energetica, consapevoli che la produzione e l’impiego di energia sono le principali fonti delle emissioni di gas ad effetto serra. Abbiamo una strada obbligata da perseguire: realizzare dei sistemi che permettano la produzione di energia abbattendo l’inquinamento. Il protocollo siglato con la IEG pone la Sicilia nella condizione di fare da apripista nella produzione di energia da fonti rinnovabili».