• Articolo , 15 novembre 2010
  • In Emilia-Romagna nasce “Verde energia”

  • La Regione Emilia-Romagna ha riconosciuto la prima organizzazione di produttori del settore agroenergetico. Si chiama “Verde energia”, tratta prevalentemente cereali e oleaginose destinati a utilizzo agroenergetico e rappresenta uno strumento anche sul fronte organizzativo per lo sviluppo del settore. Verde energia è riconosciuta per l’operatività in Emilia-Romagna e conta ben 91 aziende emiliano romagnole, ma […]

La Regione Emilia-Romagna ha riconosciuto la prima organizzazione di produttori del settore agroenergetico. Si chiama “Verde energia”, tratta prevalentemente cereali e oleaginose destinati a utilizzo agroenergetico e rappresenta uno strumento anche sul fronte organizzativo per lo sviluppo del settore.

Verde energia è riconosciuta per l’operatività in Emilia-Romagna e conta ben 91 aziende emiliano romagnole, ma è previsto un ampliamento anche in altre regioni, come già dimostra la sua base sociale che già conta 22 associati di altre regioni. L’organizzazione può esprimere le sue potenzialità programmando la produzione, individuando le migliori tecniche e assistendo i produttori agricoli, soprattutto sviluppando accordi con le strutture di lavorazione o di produzione di energia che si traducano in opportunità economiche.

“La produzione di energia in agricoltura è una attività imprenditoriale a tutto tondo che può conciliare l’attività agricola tradizionale e l’opportunità di integrazione del reddito aziendale. Questa prima organizzazione di produttori del settore agroenergetico – ha commentato l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni – vede l’Emilia-Romagna pronta e attenta a questa nuova frontiera”.

Il moltiplicarsi della realizzazione di impianti che utilizzano fonti energetiche di provenienza agricola, oltre a rispondere a un’esigenza della società nel suo insieme per ridurre le fonti d’inquinamento e per promuovere uno sviluppo sostenibile, in linea con gli obiettivi europei 20-20-20, costituisce anche un’importante opportunità per il mondo agricolo, soprattutto a seguito della drastica riduzione delle superfici dedicate alla coltivazione della bietola a seguito della riforma della specifica Ocm. Le scelte produttive si sono ridotte e le colture dedicate alle produzioni agro energetiche possono costituire una scelta alternativa.

Agricoltura ed energia verde in Emilia-Romagna
L’agricoltura contribuisce alla produzione di energia da fonti rinnovabili attraverso la costruzione di impianti per lo più di piccola taglia in grado di utilizzare come materia prima biomasse di varia natura: sottoprodotti degli allevamenti, dell’agroindustria, della forestazione e delle coltivazioni; colture dedicate; materiali lignocellulosici di diversa provenienza.

Secondo uno studio svolto sulle imprese operanti in Emilia-Romagna la quantità di biomasse costituite da scarti, sottoprodotti ammonta a 826.132 t/anno; considerando le deiezioni zootecniche, il quantitativo raggiunge 17.670.160 t/anno.

Con gli impianti realizzati, e in corso di realizzazione, alimentati da biomasse di origine agricola e forestale si prevede di produrre oltre 100 megawatt. Gli impianti di biogas presenti in Emilia-Romagna sono 36 (ed altri 10 sono di prossima realizzazione), compresi i 14 realizzati con finanziamenti regionali e già operativi, di cui 8 in provincia di Parma, 3 in provincia di Piacenza ed 1 in ciascuna delle provincie di Reggio Emilia, Modena e Forlì-Cesena.

Sempre con riferimento agli impianti realizzati con finanziamento regionale, la tipologia più diffusa è la cogenerazione, con produzione di energia termica ed elettrica, e complessivamente si stima sia stata installata una potenza di circa 2 MW con una taglia degli impianti che va da 20 a 850 kWe. Le deiezioni animali che costituiscono la matrice organica utilizzata nella produzione di biogas appartengono alle specie bovina, suina e avicunicola.

Gli impianti già in funzione o in via di ultimazione sono cinque, di cui 1 gassificatore, 2 alimentati a oli vegetali, 1 caldaia a combustione di mais per la produzione di energia termica con annessa piccola rete di teleriscaldamento di 142 kW e due impianti di biogas, entrambi prevalentemente alimentati da coltivazioni dedicate, per una potenza complessiva istallata di circa 2,2 MWe.