• Articolo , 24 novembre 2008
  • In Maremma la cantina è sottoterra

  • I fratelli Muratori hanno recentemente inaugurato la nuova cantina Rubbia al Colle di 10 mila metri quadri nella magnifica Val di Cornia in Toscana. “Peccato – penserete -. La Maremma è stata sfregiata da nuovi capannoni”. Invece no! Trattenete lo sdegno e trasformate il grido di dolore in un gridolino di compiaciuto stupore, perché la […]

I fratelli Muratori hanno recentemente inaugurato la nuova cantina Rubbia al Colle di 10 mila metri quadri nella magnifica Val di Cornia in Toscana. “Peccato – penserete -. La Maremma è stata sfregiata da nuovi capannoni”. Invece no! Trattenete lo sdegno e trasformate il grido di dolore in un gridolino di compiaciuto stupore, perché la cantina della Val di Cornia c’è, ma non si vede. Dov’è? Sottoterra. Non un ecomostro nel paesaggio, dunque, ma una struttura ecologica sotto al paesaggio, lasciato alla sua ordinaria e straordinaria bellezza. “La cantina che non c’è” l’hanno chiamata. E noi gli siamo grati, anche se dovremo fare qualche sforzo per trovarla quando andremo per vini, rigorosamente rossi in questa cantina, dalle parti di Suvereto. È stata un’impresa con cifre da architetti del faraone: 152 mila metri cubi di scavo, mentre il volume di tutta la costruzione ipogea è di 82.225 metri cubi. Tutto ciò per una prevista produzione a regime di 500 mila bottiglie l’anno (tra cui rumpotino, sangiovese in purezza, e Olpaio, blend di cabernet sauvignon e merlot). Ma l’eco-compatibilità della cantina non si ferma al paesaggio.

Le considerevoli necessità energetiche sono quasi completamente soddisfatte da un impianto fotovoltaico, mentre l’acqua è fornita da un sistema di raccolta e riuso delle acque piovane. Ovviamente tutto il terreno rimosso è stato riutilizzato. In pratica hanno sbancato una collina e l’hanno ricostruita. E già che erano con le mani nella terra, oltre i vigneti e gli ulivi hanno reimpiantato un po’ di macchia mediterranea là dove era andata persa. Sotto, la mega cantina fatta di acciaio, legno e coccio. Coccio? Si, perché a fianco di tini in metallo, botti e barrique tradizionali, ci sono anche i Barricocci (il termine, registrato, è di Francesco Iacono, direttore generale della cantina), ovvero vasi di terracotta a forma di barrique dove affinano vini che non vogliono l’asetticità dell’acciaio, ma neanche la presenza del legno. Nei Barricocci i rossi Rubbia al Colle mantengono un colore rosso vivace più a lungo e il vino, senza tannini e polifenoli del legno, rispecchia meglio le caratteristiche del terroir di provenienza.