• Articolo , 19 maggio 2010
  • In un topo il primo bio-impianto energetico

  • Alimentare micro dispositivi sotto-cutanei con l’energia del proprio corpo. Dalla fantascienza alla realtà con il progetto di bio-ingegneria medica condotto da un ateneo francese

(Rinnovabili.it) – Un altro capitolo della fantascienza si è tramutato in realtà. Un gruppo di scienziati dell’Università Joseph Fourier di Grenoble, in Francia, sono riusciti ad impiantare in un topo la prima fuel cell alimentata a glucosio. Si tratta di un evento unico nel suo genere per una branca, quella della biomedicina, sempre più orientata verso micro-dispositivi sanitari in grado di autoalimentarsi e svolgere compiti importanti con il minimo ingombro e il minimo disagio per il paziente.
Nel dettaglio, i ricercatori hanno impiantato chirurgicamente, nella cavità addominale di un ratto, degli elettrodi costituiti da dischi compressi in grafite contenenti enzimi che catalizzano l’ossidazione del glucosio. Il dispositivo è stato inserito in un minuscolo sacchetto di dialisi in grado di mantenere gli enzimi all’interno ma lasciare che glucosio e ossigeno vi fluiscano attraverso.
Nei tre mesi di sperimentazione il bio-innesto ha dimostrato una potenza massima di 6,5 microwatt, dunque molto vicino alle esigenze dei pacemaker che richiedono in media di 10 microwatt. La potenza è rimasta di circa due microwatt per 11 giorni e il topo, spiegano gli scienziati, ha mostrato sottoprodotti dell’ossidazione del glucosio nelle sue urine per tre mesi, indice della durata complessiva del dispositivo.
La tecnologia, se migliorata, – il team è convinto di poter ottenere decine di milliwatt nelle versioni future – potrebbe essere utilizzata per una vasta gamma di applicazioni, dai dispositivi per la somministrazione dell’insulina agli stimolatori di crescita ossea e neurale fino ai biosensori. Prima di poterlo testare sull’uomo, però ci sarà ancora da lavorare sull’efficienza del trasferimento degli elettroni perfezionando design, materiali e tempo di funzionamento.