• Articolo , 11 dicembre 2009
  • Inaugurata la mostra “il clima che faremo” sui cambiamenti climatici nel nostro territorio

  • Grandi pannelli esplicativi, fotografie che mostrano lo stato del territorio e i rischi che corre. Si è aperta oggi, in contemporanea con la conferenza di Copenhagen, la mostra “Il clima che faremo – Scatti d’autore per scorgere i segni del clima che cambia, in Liguria”, in programma fino al 18 dicembre nel loggiato di Palazzo […]

Grandi pannelli esplicativi, fotografie che mostrano lo stato del territorio e i rischi che corre. Si è aperta oggi, in contemporanea con la conferenza di Copenhagen, la mostra “Il clima che faremo – Scatti d’autore per scorgere i segni del clima che cambia, in Liguria”, in programma fino al 18 dicembre nel loggiato di Palazzo Doria Spinola.
Gli autori Massimo Campora, Gianni Carrara, Rento Cottalasso, Luca Fantini, Roberto Malacrida e Guido Paliaga, hanno testimoniato attraverso la loro opera gli effetti del climate change su biodiversità, acqua, incendi, fenomeni estremi, dissesto idrogeologico, ambiente costiero, puntando il loro obiettivo esclusivamente sul nostro territorio.
Nell’ambito della mostra il visitatore prenderà anche coscienza dei comportamenti e delle azioni che tutti possono mettere in atto per contrastare il fenomeno del climate change e per “adattarsi” alle modifiche già in essere, e scoprirà le “4 parole d’ordine” per dare il proprio contributo alla lotta ai cambiamenti climatici.
A partire dal mese di gennaio la mostra avrà carattere itinerante e verrà proposta via via nei vari comuni della provincia al fine di promuovere l’adesione degli stessi al Patto dei Sindaci, l’iniziativa della UE rivolta ai pomuni per coinvolgerli nella lotta al climate change.
Guido Paliaga, direttore scientifico della mostra, ha spiegato: «Con questa esposizione vogliamo mostrare quali sono gli effetti dei cambiamenti climatici che sono già in atto, sul nostro territorio. Un territorio che ha delle criticità ben precise e conosciute, per mettersi al riparo dalle quali ci vorrebbe una programmazione lunga nel tempo. Perché è inutile studiare dei rimedi per la situazione così com’è, senza pensare a come sarà tra quindi, vent’anni o anche di più. Le foto mostrano chiaramente il dissesto idrogeologico, la fragilità delle coste, erose dal mare, e tanti altri problemi di cui soffre tutta la regione».