• Articolo , 3 marzo 2011
  • INFLOW: i sedimenti marini disegneranno le strategie del futuro

  • Per capire come agire in favore della sallvaguardia degli ecosistemi un gruppo di ricercatori finanziati dall’EU sta formulando modelli previsional a lungo termine sui probabili danni agli ecosistemi marini del Mar Baltico

(Rinnovabili.it) – Controtendenza un gruppo di ricercatori finanziati dall’Ue ha affermato che le acque del Mar Baltico sono oggi più fredde rispetto al passato. Il progetto “INFLOW”:http://www.bonusportal.org/INFLOW, che fa parte dei 16 progetti sotto il nome di “BONUS+”:http://www.bonusportal.org/ (Multilateral call for research projects within the Joint Baltic Sea Research Programme) grazie ad un fondo da 22 milioni di euro sta lavorando alla definizione di tale fenomeno attraverso la compilazione di un modello sulla variabilità naturale degli ecosistemi marini per arricchire la conoscenza e per meglio prevenire i cambiamenti che in futuro modificheranno il Mar Baltico nel lungo periodo.
La rete BONUS che riunisce organizzazioni provenienti da Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Lettonia, Lituania, Polonia, Federazione russa e Svezia stanno coofinanziando la ricerca nell’area baltica.
Minacciati dal cambiamento climatico, dall’attività antropica e dall’intenso sfruttamento delle risorse gli ambienti marini stanno subendo danni enormi e conseguenze irreversibili che ne minacciano gli ecosistemi in tutto il mondo e i ricercatori del Geological Survey of Finland hanno scoperto che il Mar Baltico, con la fauna e la flora di appartenenza, stanno lottando per contrastare i cambiamenti legati all’innalzamento della temperatura globale. “L’esaurimento dell’ossigeno era già un grosso problema nel mar Baltico un migliaio di anni fa, nonostante l’interferenza delle attività umane fosse minima”, ha affermato il coordinatore di INFLOW Aarno Kotilainen, professore di ricerca presso Geological Survey of Finland. “In seguito il clima si è raffreddato e il tasso di esaurimento dell’ossigeno si è abbassato. Tuttavia, il clima è diventato di nuovo più caldo nel ventesimo secolo determinando, a sua volta, un maggiore esaurimento dell’ossigeno”.
Secondo alcune stime, ha infine ricordato il professore, il climate change ha provocato l’aumento della temperatura di superficie delle acque, accresciuto l’intensità del vento e accorciato la stagione durante la quale l’acqua è ghiacciata fenomeni che possono influenzare negativamente l’ecosistema. Per meglio capire cosa accadrà in futuro i partner del progetto INFLOW stanno analizzando i sedimenti marini per studiare le condizioni del passato tornando indietro di 6000 anni riuscendo a mappare le condizioni del mare in diverse epoche ed elaborando così panorami futuri e simulazioni, con il progetto di elaborare piani di sostegno delle aree a rischio.