• Articolo , 15 aprile 2010
  • Innovazioni “green” al servizio dell’economia

  • Premiati a Roma, nel corso di Ecopolis (manifestazione internazionale dedicata ai temi dell’ambiente urbano e della sostenibilità) i vincitori della quarta edizione del Premio Impresa Ambiente 2010, importante riconoscimento a respiro nazionale per quelle aziende (private e pubbliche) che meglio hanno saputo distinguersi nel corso della loro attività sul terreno dello sviluppo sostenibile, del rispetto […]

Premiati a Roma, nel corso di Ecopolis (manifestazione internazionale dedicata ai temi dell’ambiente urbano e della sostenibilità) i vincitori della quarta edizione del Premio Impresa Ambiente 2010, importante riconoscimento a respiro nazionale per quelle aziende (private e pubbliche) che meglio hanno saputo distinguersi nel corso della loro attività sul terreno dello sviluppo sostenibile, del rispetto dell’ambiente e della responsabilità sociale.

130 i progetti in concorso, 4 le eccellenze “verdi” premiate dalla Giuria come realtà capaci di implementare all’interno del proprio business autentiche innovazioni sostenibili. Le categorie del premio erano “Gestione”, “Prodotto”, “Processo/Tecnologia” e “Cooperazione internazionale”, quattro diverse dimensioni del “fare impresa” all’interno delle quali i fatti e le esperienze dimostrano come sia possibile fare del rispetto dell’ambiente un vantaggio competitivo. Le imprese vincitrici saranno ammesse di diritto alla prossima edizione dell’European Business Awards for the Environment, rappresentando a livello continentale le eccellenze italiane.

Assegnati anche due premi speciali Giovane imprenditore – riservati a titolari o dirigenti d’impresa under 40 -, uno dei quali è andato a Lucio Panizza della Archimede R&D di Bologna, in particolare grazie al “Progetto Bubbleboat”, una speciale vernice antivegetativa biocompatibile da applicare su carene di navi e imbarcazioni. L’altro premio è andato a Elisa Pedrazzoli del Salumificio Pedrazzoli, in provincia di Mantova.

Per la categoria “Gestione” vince l’azienda agricola umbra Castello Monte Vibiano Vecchio di Perugia, con il progetto “360° green revolution”: sostenibilità totale con azzeramento delle emissioni, veicoli a trazione elettrica, trattori a biodiesel e impianti fotovoltaici. Tra le menzioni speciali, oltre alla “Gestione ambientale integrata” di Intesa Sanpaolo di Torino, anche il progetto “Leaf Community” del Gruppo Loccioni di Rosora (Ancona), una comunità/impresa ecosostenibile con abitazioni a emissioni-zero e uffici alimentati con l’energia prodotta da suolo, acqua e terra.

Si è aggiudicato invece il premio per il “Miglior prodotto” il progetto “Made in Carcere” della Cooperativa Officina Creativa di Lecce, una realtà tutta al femminile che, riciclando tessuti di scarto, produce borse dal design creativo. Più di 100mila i pezzi venduti da Milano a Londra fino a New York.
Diverse le menzioni nella categoria: come General Strade di Monza con “Kyoto Asphalt: un conglomerato bituminoso chiaro ottenuto con un materiale innovativo che limita il surriscaldamento da irraggiamento solare e tende a ridurre gli inquinanti prodotti dal traffico; oppure come la Dealer Tecno di Civitavecchia con “Xeolo”, una turbina eolica per la produzione elettrica ad asse verticale con limitato impatto visivo. Menzioni anche per Energy Resources con la sonda geotermica a spirale e per Whirlpool Europe, con la sua linea di elettrodomestici “verdi” che, attraverso l’uso di particolari sensori, fanno risparmiare acqua, detersivo, energia e tempo.

Vincitrice della categoria processo/tecnologia è la napoletana PRO.S.IT., che produce infissi in legno con un processo che permette di ridurre gli scarti, eliminare l’utilizzo dei collanti, recuperare gli sfridi di legno a fini energetici e limitare l’inquinamento con una verniciatura a tinte idrosolubili.
Tra le menzioni, il Consorzio Cuoio-Depur di San Miniato (Pisa) con “Fertilandia” (progetto per il recupero di rifiuti pericolosi come il liquame da conceria, trattati e riutilizzati per la produzione di fertilizzante organico) e Aslan di Padova con “Aslan Green Cleaning”, che sostituisce i tradizionali metodi di disinfezione chimica utilizzando ozono prodotto con bassi consumi energetici.

Per la “Migliore cooperazione internazionale” vince la Cooperativa Fair di Genova-Novara, con il progetto “Made in NO”: una filiera tessile sostenibile tra Brasile e India, con una rete di piccoli produttori di cotone biologico in contatto con un gruppo di piccoli artigiani ed ex terzisti del tessile del novarese. Obiettivo? Creare la prima linea italiana di intimo biologico ed equosolidale.

Menzione speciale per la CMB-Cooperativa Muratori e Braccianti di Carpi (Modena), con il progetto “Impresa cooperativa come strumento di sviluppo umano ed economico in Malawi”. L’obiettivo è quello di aumentare – attraverso un “tutoring” attivo da parte di CMB – le capacità gestionali e imprenditoriali della cooperativa polifunzionale ‘Andiamo Youth Cooperative Trust’ del Malawi, allo scopo di rendere sempre più sostenibili le attività economiche (falegnameria, meccanici, elettricisti, costruttori e technological center) e sociali (tra cui asili e scuole primarie, superiori tecniche e scuole di musica).