• Articolo , 26 ottobre 2009
  • Investimenti rinnovabili, Deutsche Bank classifica 109 Paesi

  • Secondo gli analisti è l’Italia il Paese più rischioso per gli investimenti sul cambiamento climatico a causa della mancanza di politiche chiare

(Rinnovabili.it) – La divisione Asset Management della Deutsche Bank ha pubblicato oggi la ricerca che offre agli investitori l’analisi delle politiche di cambiamento climatico di 109 Paesi, tramite un rating di rischio. Il rapporto, intitolato “Global Climate Change Policy Tracker”:http://www.dbcca.com/dbcca/EN/_media/An_Investors_Detailed_Assessment_1009.pdf integra i risultati di un modello elaborato dai ricercatori della Columbia Center che valuta l’impatto sulle emissioni di carbonio di ciascuna delle 270 principali politiche climatiche, e li aggrega a livello nazionale, regionale e globale.
I risultati mostrano che dalle 59 giga tonnellate di gas serra, i livelli di emissioni attesi al 2020 secondo un modello di “business-as-usual”, la riduzione massima che le politiche attuali potrebbero raggiungere (compreso l’americano Clean Energy Security Act) sarebbe di 5-7 giga tonnellate sopra l’obiettivo necessario per mantenere l’aumento della temperatura entro i 2°C.
Dal rapporto emerge che a fronte di nazioni con un rischio molto basso per gli investimenti “climatici” come Germania, Cina, Francia, Brasile, Australia e Giappone, ve ne sono altri dove il rating sale a causa della mancanza di incentivi come il feed-in-tariffs e di politiche a lungo termine che diano certezza agli investimenti in energie rinnovabili ed efficienza energetica. E’ questo il caso di Stati Uniti e Canada, ma anche di Russia, India, Messico e Gran Bretagna che si livellano sullo stesso “rischio moderato” perché si basano su un mercato più volatile.
Paese ad ‘alto rischio’, ahimè, l’Italia segnalata nel rapporto per “la mancanza di una politica chiara”, che in tal senso ostacola le sue possibilità di andare incontro agli obiettivi di taglio dei gas serra entro il 2020.
“I paesi con un sistema di incentivi finanziari sono meno rischiosi per gli investitori in quanto le tariffe hanno determinato un rapido aumento dei tassi delle energie rinnovabili – ha affermato Kevin Parker della Deutsche Bank – “Se hai un feed-in-tariff, sai quello che stai affrontando. E’ tutto ben definito”.
“Nel complesso le politiche messe in atto sono ben lungi dall’arrivare dove noi abbiamo bisogno d’essere entro il 2020”, ha continuato Parker il cui invito è lo stesso del Rapporto: “Per colmare il divario fino al giorno in cui il mercato del carbonio non inizi a dare risultati, i governi devono rafforzare i loro incentivi immediatamente se vogliono che il capitale si renda disponibile per gli investimenti nell’energia pulita”.