• Articolo , 11 marzo 2010
  • Italia, boom di inquinamento. Ed è ancora Mal’Aria Industriale

  • Pubblicato da Legambiente l’edizione 2010 del libro bianco sull’inquinamento atmosferico proveniente dalle attività produttive. Dal 2006 al 2007 un più 15% di Idrocarburi policiclici aromatici un più 6% di diossine

(Rinnovabili.it) – Saranno pure definiti “microinquinanti” per le loro concentrazioni, ma composti come diossine, furani e idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) stanno avvelenando l’aria provocando danni tutt’altro che piccoli. A puntare il dito contro l’industria italiana, principale fonte di tali sostanze è il “Mal’Aria industriale 2010”:http://www.legambiente.eu/documenti/2010/dossier_vari/malaria_industriale10.pdf il dossier sull’inquinamento atmosferico da attività produttive e che per la sua nuova edizione rinnova un allarme che sembra non volersi spegnere: nell’arco di tempo che va dal 2006 al 2007 si è registrato un aggravamento delle condizioni atmosferiche soprattutto a carico dei luoghi di lavoro e nei centri urbani limitrofi alle aree industriali, che ha visto un segno più vicino a tutte le percentuali di crescita: +15% gli Ipa, +6% le diossine e i furani, +5% cadmio e +3% cromo. Tutti valori che aggravano una situazione già difficile di partenza fino ad arrivare a rendersi responsabile del 98% dell’arsenico scaricato in atmosfera.
E nonostante l’industria contribuisca in modo molto sensibile anche al macroinquinamento – con il 26% di PM10 emesso a livello nazionale (superiore a quello totale del trasporto stradale), il 79% degli ossidi di zolfo (SOx) e il 23% degli ossidi di azoto (NOx) – il problema sembra ancora non entrare troppo nella preoccupazione collettiva a parte i casi più eclatanti, come l’Ilva di Taranto.
Controllare l’impatto ambientale delle attività produttive in realtà è possibile attraverso l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) come previsto dal “decreto legislativo 59/2005”:http://aia.minambiente.it/download/DL59_18_02_05.pdf ma anche in questo caso si rivela un altro punto a sfavore per l’Italia: secondo le elaborazioni di Legambiente “su 191 impianti industriali solo per 41 è stata rilasciata l’AIA (21%), mentre per 143 il procedimento non si è concluso e per 7 è in corso sia la VIA che l’AIA”.
“Il Ministero dell’ambiente – dichiara Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente – istituisca urgentemente una task force di esperti per supportare la Commissione AIA, rivelatasi fino ad oggi inadeguata al ruolo strategico che le compete per ridurre l’impatto ambientale dei grandi impianti industriali del nostro Paese, e stanzi risorse economiche adeguate a potenziare in tempi brevi con personale, mezzi e strutture chi gioca un ruolo fondamentale sui controlli degli impianti industriali e cioè l’Ispra che versa in condizioni inaccettabili”.

L’Associazione chiede anche che il governo garantisca adeguati finanziamenti a favore di studi epidemiologici che approfondiscano gli impatti sanitari derivanti dall’esposizione agli inquinanti e alle Regioni italiane risorse da investire nelle Agenzie regionali per la protezione ambientale “che in due terzi del Paese non sono in grado di assolvere i compiti sui controlli che gli sono stati assegnati per legge”. “L’industria – conclude Ciafani -deve investire in ricerca, sviluppo e innovazione tecnologica, perché solo così potrà ridurre gli impatti ambientali delle sue lavorazioni e garantirsi quel valore aggiunto necessario per competere in un mercato globalizzato”.