• Articolo , 14 giugno 2007
  • Italiani sull’eolico: sì allo sviluppo ma tutelando il paesaggio

  • L’86% degli Italiani ritiene che debba essere sfruttato maggiormente il potenziale energetico del vento. Favorevoli a rivedere le limitazioni imposte sulle potenze installate, ma non nelle zone di pregio paesaggistico

A giudizio degli Italiani più sensibili alle problematiche ambientali, l’energia eolica nel nostro Paese è “poco sviluppata e dovrebbe esserlo molto di più”, togliendo gli stretti limiti di produzione energetica imposti da alcune regioni e creando nuovi parchi eolici, pur nel rispetto delle zone di maggior interesse paesaggistico. Questo è ciò che viene fuori da un sondaggio condotto da ANEV (Associazione Nazionale Energia del Vento) e da Greenpeace su un campione di circa 800 persone. L’uso della forza del vento per produrre energia è, nella classifica delle fonti rinnovabili, al secondo posto nelle preferenze degli Italiani, dopo il solare fotovoltaico (che, in una scala da 0 a 5, ottiene il voto 4,5) e prima dell’energia idroelettrica, di quella delle onde del mare e delle biomasse. Una larga maggioranza, l’86%, ritiene che l’energia eolica sia poco sviluppata e che potrebbe esserlo molto di più. ANEV e Greenpeace spiegano che nel mondo sono installati impianti eolici per 60 mila MW con 150 mila addetti, e il potenziale di sviluppo entro il 2020 è fino a venti volte maggiore. Tuttavia l’impatto occupazionale, per due italiani su tre, non sarebbe significativo pur a fronte di nuovi posti di lavoro, che potrebbero essere creati se si scegliesse di puntare sul vento, per passare dall’attuale produzione di 2100 Megawatt a quella, possibile, di 10 mila. (fonte La Repubblica.it)