• Articolo , 6 maggio 2010
  • Jiabao: per l’ambiente “pronto ad usare il pugno di ferro”

  • Un Primo Ministro cinese determinato e convinto a favore della protezione dell’Ambiente e delle risorse naturali. Gli obiettivi vanno raggiunti entro la fine dell’anno, ha dichiarato, e la Cina sembra non voglia arrendersi minacciando anche la chiusura degli impianti obsoleti

(Rinnovabili.it) – Il Premier cinese Wen Jiabao ha dichiarato che userà il ‘pugno di ferro’ procedendo, se necessario, alla chiusura delle fabbriche poco performanti al fine di garantire il raggiungimento degli obiettivi che regolano l’efficienza energetica. I target cinesi definiti nel settembre scorso parlano di un calo del consumo energetico che dovrà aggirarsi intorno al 20% entro il 2010 partendo dai livelli del 2006: negli ultimi quattro anni il consumo è diminuito del 14,38% ma ci sono solo 8 mesi prima che i termini scadano e l’obiettivo appare ancora troppo lontano.
Ma il Presidente sembra davvero a deciso a prendere tutte le misure necessarie per rispettare gli impegni presi, anche se le decisioni necessarie si dovessero rivelare drastiche. Le previsioni parlano della possibile chiusura di impianti obsoleti da circa 10 GW riducendo così l’emissioni di milioni di tonnellate di inquinanti.
“Fin dal terzo trimestre dello scorso anno, le industrie ad alto consumo di energia e ad elevate emissioni sono cresciute rapidamente, alcuni impianti di produzione chiusi hanno addirittura ripreso a funzionare”, ha riferito il governo, aggiungendo che un finanziamento di sostegno da 8 miliardi di sterline sarà diretto a progetti di efficienza energetica e anti-inquinamento entro la fine di quest’anno proprio per migliorare la sostenibilità del paese.
Lo stato sta inoltre promuovendo un meccanismo di regolazione destinato a promuovere la ‘compensazione ecologica’ un mercato nato per bilanciare lo sviluppo economico con il rispetto per la natura e per la sua conservazione.
Nell’ambito della nuova normativa questo modello di compensazione sarà esteso e le regioni e le industrie che hanno concorso allo sfruttamento delle risorse naturali saranno chiamate a pagare per i danni causati all’ambiente e agli ecosistemi.