• Articolo , 15 marzo 2011
  • L’Ass. Pellizzari scrive a Romani: il decreto rinnovabili blocca nel vicentino investimenti per 500 mln

  • Quasi 500milioni di euro di investimenti bloccati nel solo vicentino. E’ questo il macroscopico risultato del decreto legislativo sulle rinnovabili approvato dal Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro Paolo Romani che blocca gli incentivi stabiliti meno di un anno fa da un Decreto Ministeriale i cui effetti avrebbero dovuto durare fino al 2014. A […]

Quasi 500milioni di euro di investimenti bloccati nel solo vicentino.
E’ questo il macroscopico risultato del decreto legislativo sulle rinnovabili approvato dal Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro Paolo Romani che blocca gli incentivi stabiliti meno di un anno fa da un Decreto Ministeriale i cui effetti avrebbero dovuto durare fino al 2014.
A fare i conti è Paolo Pellizzari, Assessore Provinciale alle Politiche Energetiche, molto arrabbiato per un provvedimento che, di fatto, rappresenta la pietra tombale del settore fotovoltaico.

Nel solo vicentino, spiega l’Assessore, attendono l’autorizzazione circa 180 pratiche di media tensione, per 100Mw di potenza, e 1800 pratiche di bassa tensione, per una potenza di circa 30Mw. Il tutto si traduce in investimenti di quasi 500 milioni di euro che a causa del decreto non verranno mai realizzati, visto che è impensabile concludere l’iter entro il 31 maggio: “Fra collaudi, timbri, inefficienze varie ci vogliono mesi solo per collegare gli impianti già realizzati!”.

“Questo provvedimento –precisa l’Assessore Pellizzari- mette in ginocchio tante imprese e mette sulla strada un numero elevato di lavoratori. E non si tratta né di stranieri né di grandi gruppi finanziari, ma tecnici, professionisti e piccoli imprenditori delle nostre terre, gente che ha investito di tasca propria e che ora si ritrova appiedata dallo stesso Governo che con le sue leggi li aveva convinti ad intraprendere nel settore delle rinnovabili.”

Al bilancio economico negativo si aggiunge anche un bilancio ambientale altrettanto nero. Calcolando che un Mw corrisponde al fabbisogno energetico di 300 famiglie, 130Mw di impianti non realizzati significano 39mila famiglie che continueranno a utilizzare energia fossile non rinnovabile.

Negli ultimi anni la Provincia aveva promosso e sostenuto il fotovoltaico quale fonte di energia rinnovabile pulita attivando uno sportello informativo che concretamente accompagnava i vicentini nel lungo iter autorizzativi degli impianti.

Lo stesso Ente, in una logica di rispetto e salvaguardia ambientale, stava portando avanti l’iter di autorizzazione per la realizzazione di un impianto fotovoltaico ad Alonte, su terreni di proprietà, con potenza prevista di 3Mw. Ha finora sostenuto costi di oltre 30mila euro tra progetto e pratiche, ma ora si ferma. Così come ferma l’iter per l’installazione di pannelli sui tetti di 9 istituti superiori vicentini, per un totale di 304 Kw. “Un progetto –sottolinea Pellizzari- dal valore anche didattico, visto che il contatto diretto con un impianto fotovoltaico e il costante monitoraggio dei dati su produzione e consumo educa i più giovani ad un uso più razionale dell’energia.”

L’Assessore ha quindi scritto una lettera aperta al Ministro Romani, ribadendo da subito la comune appartenenza politica, ma usando nel contempo toni molto duri. “No, Signor Ministro –chiosa Pellizzari- non si fa così, non si taglia le gambe a quei pochi che hanno ancora voglia di investire ed avere fiducia nel nostro Paese, non si getta via quel poco di credibilità che ci rimane, non si distrugge un settore che sta crescendo e assicurando lavoro a molti giovani e a tante piccole e medie imprese.”

Ciò che è certo, a detta di Pellizzari, è che da oggi nessuno partirà più con nuovi progetti e tutti coloro che già stanno costruendo gli impianti fotovoltaici, che hanno appena ottenuto le autorizzazioni o che le stanno attendendo con grandi sacrifici ed esborsi economici faranno probabilmente altrettanto. “Invito il Ministro –conclude l’Assessore- a ritirare questo “deprecato decreto” e ristabilire le regole varate nell’agosto scorso in base alle quali migliaia di addetti hanno progettato il proprio futuro”.