• Articolo , 28 aprile 2009
  • L’Anev sulla modifica al sistema dei certificati verdi

  • L’Associazione Nazionale Energia del Vento espone le su considerazioni sulle ultime proposte di modifica al sistema di incentivazioni delle fonti rinnovabili

(Rinnovabili.it) – Trasferire a partire dal 2011 la quota obbligatoria di produzione da rinnovabili dai produttori e importatori di elettricità non rinnovabile “ai soggetti che concludono con la società Terna Spa uno o più contratti di dispacciamento di energia elettrica in prelievo”. Questo nella riforma dei CV introdotta nel Ddl manovra su emendamento di Cesare Cursi (Pdl) e che ha suscitato qualche perplessità per il rischio di una difficoltà applicativa della proposta. “Il rischio – afferma l’Anev in una nota stampa – di una nuova modifica normativa fatta con troppa fretta e senza un’adeguata analisi degli impatti, è da evitare. Non vi è una contrarietà a modificare il sistema di incentivazione a priori, ma ogni modifica deve rispettare principi di coerenza con lo strumento incentivante ed essere funzionale al raggiungimento degli obiettivi assunti”.
“Nel caso specifico – continua l’associazione – il trasferimento dell’obbligo sui distributori può essere effettuato con differenti esiti a seconda di come e quando si trasporrà tale obbligo. Infatti se il passaggio terrà conto dell’offerta di CV in linea con gli impegni comunitari (25% di Fonti Rinnovabili sul Consumo Interno Lordo al 2010) questo potrebbe aumentare la stabilità del sistema, viceversa una riduzione della percentuale sulla base dell’aumento dell’imponibile che mantenesse il medesimo risultato di domanda non avrebbe risultati utili”.
Ad alterare l’equilibrio raggiunto dal sistema sarebbe anche la “difficoltà operativa di controllo della copertura” che “rischierebbe di rendere meno efficace il sistema di controllo e le azioni di dissuasione”.
“Un altro aspetto – prosegue l’Anev – riguarda l’energia elettrica sottoposta ad esenzione dall’obbligo che dovrebbe essere chiaramente indicata per poter fare i calcoli dovuti”.
La conclusione è che “senza i dati necessari a valutare gli impatti di questa norma non è possibile fare nessun tipo di osservazione nel merito, ma ci dobbiamo limitare alla considerazione, più volte espressa, che tale trasferimento se anche non incide sulle remunerazioni delle produzioni rinnovabili, certamente incide e snatura il sistema eliminando la spinta alla ricerca e allo stimolo di nuova produzione rinnovabile che i produttori con l’attuale obbligo implicitamente sentono, mentre il nuovo possibile scenario trasferisce in maniera “trasparente” i costi sull’utente finale, comportando pertanto una perdita di spinta alla concorrenzialità del’offerta”.