• Articolo , 5 maggio 2010
  • L’Australia dice sì agli incentivi per sfruttare le “hot rocks”

  • Incentivi destinati alle aziende che decideranno di sfruttare la geotermia per alimentare le loro imprese. In vigore dal I luglio le misure che per le associazioni ambientaliste hanno il sapore di un ‘contentino’

(Rinnovabili.it) – L’Australia annuncia incentivi destinati al geotermico. Da luglio prossimo le aziende che vorranno intraprendere progetti per lo sfruttamento del calore sotterraneo potranno ottenere dei rimborsi per coprire parte delle spese sostenute per i lavori di esplorazione del sottosuolo.
Attualmente sono 4300 le aziende a livello nazionale, impegnate nello sfruttamento del calore della Terra, che potrebbero risultare idonee ad ottenere il risarcimento. Il governo sostiene che i cambiamenti saranno a beneficio soprattutto per le piccole imprese che dalle regole in vigore non ottengono benefici fiscali se non ritenute abbastanza redditizie; analisi scientifiche hanno rivelato come il territorio australiano rappresenti una delle maggiori risorse geotermiche a livello planetario nonostante ad oggi ci siano solo 3 i progetti in divenire a causa della tecnologia non molto all’avanguardia, rallentati anche dalla necessità di impiegare ingenti capitali per le operazioni di trivellazione e di posizionamento delle sonde.
Se adeguatamente sfruttato il calore nascosto nelle viscere dell’Australia potrebbe fornire energia geotermica sufficiente a *soddisfare i bisogni energetici del paese per ben 20mila anni*, mentre i dati inclusi in un altro studio redatto dall’Electricity Supply Association of Australia hanno suggerito che il 6,8 per cento dell’energia australiana potrebbe provenire proprio dalla geotermia entro il 2030.
Le nuove agevolazioni fiscali sembrano far parte di una nuova strategia da parte dell’amministrazione Rudd, progettata per calmare le imprese verdi frustrate a seguito della “decisione del governo”:http://www.rinnovabili.it/australia-il-senato-blocca-lemission-trading-scheme-800911 di ritardare i piani per un sistema di scambio di emissioni a scapito dei settore low carbon.