• Articolo , 3 febbraio 2009
  • L’eolico finisce “dietro le sbarre”

  • Se nelle carceri italiane è stato portato il sole, nella prigione statunitense di West Boylston sarà l’energia del vento a fare capolino

Le ‘sbarre’ in questione sono quelle della prigione e Casa di Correzione Worcester County nella cittadina di West Boylston, dove lo sceriffo federale Guy Glodis ha recentemente reso nota l’intenzione di ridurre i costi dell’istituto di detenzione passando alle rinnovabili e più precisamente all’eolico. Non è certamente la prima volta che le fonti rinnovabili fanno capolino oltre le mura carcerarie come dimostra il progetto italiano “Programma Nazionale di Solarizzazione degli istituti Penitenziari”:http://www.rinnovabili.it/il-sole-nelle-carceri-702180, ma si tratta pur sempre di notizie che suscitano piacere. “Ora più che mai abbiamo bisogno di pensare al di fuori dal coro”, ha spiegato Glodis in un comunicato stampa. “Investendo nella pulita energia eolica stiamo innanzitutto facendo risparmiare centinaia di migliaia di dollari ai contribuenti, mentre pianifichiamo il nostro futuro a lungo termine”. Il progetto realizzato in collaborazione con il Massachusetts Renewable Energy Trust, procederà attraverso due fasi: la prima vedrà un periodo di test (12 mesi) attraverso l’installazione di una torre anemometrica alta 48,7 metri che misurerà velocità, direzione e turbolenze del vento. Contemporaneamente saranno studiati i livelli di rumore, lo spazio aereo ed ambientale. Il passo successivo sarà invece l’installazione della prima di tre turbine da 2,5 MW ciascuna, che in condizioni ideali potrebbe produrre oltre 5,2 milioni di kWh di energia elettrica in un anno, a fronte di un consumo da parte del penitenziario di circa 6 milioni di kWh l’anno. Sulla base di dati preliminari, una volta in opera le turbine porterebbero ad un risparmio superiore ai 350.000 dollari, con l’ulteriore possibilità di vendere il surplus alla rete elettrica.