• Articolo , 2 novembre 2010
  • L’erba batte il mais, il bioetanolo del futuro non si mangia

  • Dall’Università dell’Illinois un gruppo di ricercatori sperimenta culture diverse dal mais per produrre biocarburanti

(Rinnovabili.it) – Uno dei punti aperti sui biocarburanti è la possibile concorrenza che si va a creare tra colture destinate all’alimentazione e quelle usate per motivi energetici, come il mais. Magari anche per questo i ricercatori dell’Università dell’Illinois stanno sperimentando nuovi modi per realizzare biocarburante, partendo dall’erba. Il “primo studio sulle potenzialità dei terreni”:http://www.eurekalert.org/pub_releases/2010-11/uoia-ghp110110.php, anche in chiave economica, dell’erba per produrre bio-energia è stato realizzato nel Mid-West, nella così detta “cintura del grano”. La domanda di biocarburanti è in crescita, e quindi è necessario trovare nuove fonti che possano essere economicamente valide. Fin’ora l’etanolo prodotto a partire dal mais è la principale fonte di biocarburante, ma il suo doppio mercato sulle tavole e nei serbatoi fa lievitare il prezzo. Per affrontare questo problema le leggi federali impongono che entro il 2022 dovranno essere prodotti 79 miliardi di litri all’anno di biocarburanti non dal mais. E si pensa a graminacee di grandi dimensioni, come verga e miscanto. In realtà l’uso di queste piante per produrre bioetanolo non è una novità, ma la portata dello studio e il quantitativo a cui si punta non hanno eguali. Le due graminacee, oltre a non essere utilizzate per scopi alimentari, rispetto al mais hanno anche altri benefici. Hanno una migliore “fissazione dell’azoto” che permette alle piante di crescere di più; queste due graminacee riescono poi a catturare anche più carbonio rispetto al mais. Per questo riescono a produrre quantità maggiori di etanolo con minori risorse idriche a disposizione.
Quindi la verga e il miscanto potrebbero essere un’ottima soluzione per raggiungere gli obiettivi di sicurezza energetica e gli standard sui cambiamenti climatici, senza mettere a rischio la propria sovranità alimentare.