• Articolo , 19 marzo 2009
  • L’Italia viola la legislazione ambientale e la UE agisce

  • La Commissione europea è pronta a procedere contro il Belpaese in relazione a due casi di mancato rispetto della legislazione europea per la tutela dell’ambiente

“Scopo della normativa ambientale dell’UE è prevenire i danni all’ambiente e ridurre al minimo i rischi per la salute dei cittadini europei. Per garantire ai cittadini la massima protezione sollecitiamo l’Italia a porre rapidamente rimedio alle carenze di alcune norme nazionali in materia ambientale, allineandole a quelle europee”. Queste le parole del commissario europeo per l’ambiente Stavros Dimas a commento di due gravi violazioni della legislazione UE da parte del nostro Paese e per le quali l’Italia riceverà presto gli avvertimenti scritti da parte della Commissione Europea.
Si tratta nel primo caso di mancata conformazione a una sentenza della Corte di giustizia europea che ha condannato l’Italia per non aver adottato la totalità delle disposizioni applicabili alle discariche di rifiuti. Tale direttiva, adottata nel 1999 al fine di prevenire o ridurre al minimo l’inquinamento di acque, suolo e aria generato dalle discariche, avrebbe dovuto essere recepita nel diritto nazionale entro il 16 luglio 2001.
Il secondo caso riguarda invece l’adozione di un’ordinanza che istituisce un regime giuridico semplificato per le grandi opere associate alla riunione dei capi di Stato del G8 di quest’anno e per quelle connesse alle commemorazioni del 150º anniversario dell’unità d’Italia nel 2011, prevedendo la possibilità di dare inizio ai lavori prima del completamento delle procedure di valutazione dell’impatto ambientale (VIA). In aperta antitesi dunque con la normativa comunitaria che definisce, al contrario, l’inizio dei lavori sempre subordinati ad una VIA.
Ma se per la prima violazione si tratta solo del primo avvertimento per l’inosservanza del VIA una lettera di costituzione in mora era già stata trasmessa alle autorità italiane nel giugno 2008 e la Commissione è dunque pronta ora a formulare un “parere motivato” (secondo e ultimo avvertimento scritto), alla cui mancata conformazione l’Italia rischia di essere deferita alla Corte di Giustizia con la richiesta di ammende.