• Articolo , 20 settembre 2007
  • L’UE propone un Network Europeo per la trasmissione dell’energia

  • Il nuovo piano strategico dell’Unione Europea si rivolge ai “Giganti dell’Energia”, lanciando la proposta di una suddivisione tra produttori e distributori, per un mercato più aperto ed equo, con l’introduzione di una rete di controllo per lo scambio internazionale

All’interno dei maggiori dibattiti sull’energia, la Commissione Europea ha proposto questa settimana una nuova strategia in materia di politica energetica, che include i “Giganti Europei” cercando di porre un freno ai cambi di gestione prevalentemente stranieri, nello sforzo di creare “sana concorrenza” ed assicurare il rifornimento e la disponibilità di energia, a fronte di una domanda sempre crescente. Come afferma Jose Manuel Barroso, Presidente della Commissione Europea, “Questa politica mira all’ottenimento di una migliore condizione per i consumatori e per gli attori del commercio, assicurando nel frattempo che anche le compagnie produttive dei Paesi stranieri rispettino le medesime regole”, perché “un mercato interno dell’energia che sia chiaro e aperto è essenziale affinché l’Unione Europea possa fronteggiare le sfide del cambiamento climatico, dell’aumento della dipendenza dell’energia d’importazione e della competitività del mercato globale”. Il primo problema da risolvere riguarda le grandi compagnie europee dell’energia quali RWE (Rheinisch-Westfälisches Elektrizitätswerk AG, compagnia elettrica tedesca), E.ON (società tedesca del settore energetico con sede a Düsseldorf), EDF (maggiore azienda produttrice e distributrice di energia in Francia) e Suez (compagnia distributrice di energia in Belgio e Francia), che ad oggi controllano sia la generazione che la distribuzione di gas ed elettricità. L’intervento dell’Unione Europea a questo proposito ha proprio la finalità di scindere le due cose, ovvero di separare la produzione dalla distribuzione, introducendo la figura dell’”Operatore Indipendente”, figura concreta della “Suddivisione di Proprietà”, per allentare il conflitto di interesse tra le società e garantire l’accesso alla rete e regolare gli investimenti per una maggiore sicurezza degli investimenti. Inutile dire che fino ad ora questi espedienti non hanno sortito l’effetto desiderato, poiché ancora manca la sua totale e piena applicazione senza compromessi e con regole chiare e indiscutibili. Infatti, anche se già le compagnie energetiche di molti Paesi come Gran Bretagna, Paesi Bassi, Danimarca, Belgio, Finlandia, Romania, Spagna e Svezia appoggiano la suddivisione delle proprietà di produzione e distribuzione, altri Paesi, primi fra tutti Francia e Germania, non a caso i maggiori e i più influenti, la rifiutano. Un altro aspetto significativo del dibattito che la Commissione Europea ha portato a sostegno di un maggiore controllo del mercato e della sua parcellizzazione, è rappresentato dalle limitazioni imposte al cambio di gestione nel settore dell’energia, che dovrebbero rendere difficile alle aziende che non fanno parte dell’UE di subentrare alla proprietà di una compagnia, affinché le reti europee di distribuzione e trasmissione non vengano cedute, così come sta accadendo per il gigante russo dell’energia Gazprom. L’alternativa valida sarebbe quella di aprire il mercato attraverso un’agenzia per la cooperazione dei regolatori nazionali dell’energia (European Network for Transmission System Operators), per facilitare il “commercio di frontiera” dell’energia e promuovere la collaborazione e gli investimenti oltre frontiera. Questo è ciò che la Commissione Europea si augura per fronteggiare la crisi del mercato energetico interno. (Fonte EnergyDaily)