• Articolo , 16 novembre 2009
  • ‘La Bibbia del Clima’, Francia e Brasile puntano a Copenaghen

  • I Presidenti di Francia e Brasile tornano a sottolineare il loro impegno sui tagli di CO2 e fanno un rimprovero a Cina e Usa per non aver adempiuto ai vincoli prestabiliti.

(Rinnovabili.it) – “Stiamo rendendo pubblico un testo francese-brasiliano perché vogliamo che Copenaghen sia un successo, non un accordo di ribasso”. Così il Presidente Nicolas Sarkozy ha riferito ai giornalisti in una riunione sabato scorso, cui era presente anche il Presidente del Brasile Luiz Inacio Lula da Silva.
Il documento congiunto di Francia e Brasile, la cosiddetta “Bibbia del clima”, è il risultato di una politica comune che i due Stati hanno intrapreso per cercare di mantenere vivo l’interesse sul clima, e che però inevitabilmente stona con le ultime dichiarazioni di USA e Cina, convinte che Copenaghen non sarà sede di decisioni definitive. Dal versante francese Sarkozy intende “continuare a combattere per il mondo affinchè sia all’altezza della sua responsabilità storica” rivolgendosi con le sue parole proprio a Paesi come Stati Uniti e Cina ed esortandoli a mostrarsi più convinti dei propri mezzi per sconfiggere il riscaldamento globale e a fare concessioni più significative nella prossima Conferenza ONU a dicembre. “Non possiamo permettere – ha invece asserito Inacio da Lula – che il Presidente Obama e il Presidente cinese Hu Jintao celebrino un accordo che tenga solo conto delle realtà economiche dei loro due paesi”. Il Brasile dal canto suo, che si è impegnato a ridurre i gas serra tra il 36,1 % e il 38.9 % in larga misura controllando la deforestazione in Amazzonia, è uno dei maggiori responsabili dell’inquinamento ambientale, quarto nella classifica mondiale, in gran parte causata dalla deforestazione. Sull’esempio del Brasile quindi, il documento ufficiale rinnova l’invito agli Stati più ricchi e industrializzati a diminuire le proprie emissioni di gas ad effetto serra dell’80% rispetto ai livelli stimati dal 1990, entro il 2050. Si evince inoltre il sollecito diretto per i Paesi in via di sviluppo ad individuare e favorire strade alternative di progresso che vantino misure per rallentare l’aumento della loro impronta emissiva entro il 2050. Tutto ciò sarà possibile solo grazie ad un effettivo e “sostanziale” sostegno finanziario da parte delle più ricche nazioni emergenti.
Anche il Ministro dell’Ambiente francese Jean-Louis Borloo, identificando gli USA come il principale ostacolo ad una conclusione positiva ed efficace di Copenaghen, si è risentito dell’indecisione americana inquadrando il Paese occidentale come “la potenza numero uno al mondo, il più grande emettitore di gas serra” e l’unico tra tutti che “si permette di dire ‘mi piacerebbe, ma non posso’, questo è il problema”, egli ha affermato.