• Articolo , 4 gennaio 2010
  • La bioingegneria migliora il biodiesel che viene dal tabacco

  • Alcuni ricercatori statunitensi hanno modificato geneticamente la pianta del tabacco in maniera tale da aumentare la percentuale di olio contenuta nelle foglie

(Rinnovabili.it) – La notizia, forse, non farà piacere ai fumatori incalliti, ma alcuni ricercatori dei laboratori biotecnologici della Thomas Jefferson University hanno individuato un modo per aumentare la produzione oleosa nelle foglie di tabacco, come parte del processo di sintesi dei biocarburanti.
Secondo Vyacheslav Andrianov, professore assistente al Cancer Biology dell’ateneo, il tabacco è in grado di generare biocombustibile in maniera più efficiente rispetto ad altre colture agricole. La maggior parte dell’olio si trova in genere nei semi della pianta in una percentuale di circa il 40 per cento rispetto al peso secco.
Già testato per l’utilizzo come combustibile per motori diesel la resa del tabacco è tuttavia modesta essendo a sua volta ridotto il quantitativo di semenza (circa 600 kg di semi per ettaro). Il Dr. Andrianov ei suoi colleghi hanno pertanto studiato, attraverso la bioingegneria, un modo per modificare geneticamente le piante affinché le foglie nascano con un’alta percentuale di olio. “Il tabacco possiede molta attrazione come biocombustibile dal momento che si tratta di una coltura non destinata alla produzione alimentare”, ha detto il dottor Andrianov.
“Noi siamo riusciti a trovare il modo di modificare geneticamente le piante in modo che le loro foglie esprimano più olio. In alcuni casi, le piante modificate hanno aumentato tale produzione di una ventina di volte”. Il loro lavoro è stato pubblicato sulla rivista scientifica Plant Biotechnology Journal.