• Articolo , 12 luglio 2010
  • La Cina investirà nel vento del Pakistan

  • Il presidente pakistano Asif Ali Zardari ha annunciato l’intenzione del proprio governo di ampliare la quota di fonti rinnovabili nella produzione energetica nazionale. E per farlo vuole imprenditori cinesi

(Rinnovabili.it) – La Cina è affamata di ‘crescita’ ed è pronta ad investire all’estero per concludere definitivamente il suo passaggio da economia emergente a economia sviluppata. A interessare il gigante asiatico sul fronte energie alternative è il territorio pakistano, paese con cui la Repubblica Popolare ha da tempo stretto un proficuo rapporto di collaborazione. La relazione è pronta ora a rinsaldarsi attraverso il potenziale solare ed eolico del Pakistan, patrimonio allettante per gli investitori cinesi come messo in luce durante il Pakistan-China Alternate Energy Forum di Shangai.
Dal palco dell’evento il presidente pakistano Asif Ali Zardari ha voluto esplicitamente richiamare l’attenzione d’imprenditori e società cinesi delle fonti rinnovabili non celando che una collaborazione in questo campo possa portare un risultato vincente per entrambe le parti. Pechino ha dalla sua società che hanno saputo guadagnarsi in poco tempo una fetta importante del mercato globale, Islamabad, invece, può contare su ottime condizioni di vento e di sole e, per usare le parole dello stesso Zardari, “decine di milioni di tetti che aspettano con impazienza di essere ricoperti dai moduli solari cinesi”. “In Pakistan – ha proseguito il presidente – abbiamo bisogno di sicurezza energetica a lungo termine per lo sviluppo sostenibile. Tradizionalmente abbiamo fatto affidamento sui combustibili fossili – petrolio, gas, carbone – per soddisfare il nostro fabbisogno. Abbiamo prodotto energia idroelettrica, ma sfruttando solo una piccola percentuale di tutte le sue potenzialità”.
In vista della crescita esponenziale che subirà nei prossimi anni la domanda energetica, Zardari ha mostrato tutta la determinazione “ad accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili in modo che costituiscano il 5-10 per cento del fabbisogno totale entro il 2020”.