• Articolo , 20 marzo 2009
  • La frenata del carbone

  • Nel mondo, una lampadina su due si accende grazie al carbone, ma in Italia il 60% dell’energia elettrica è prodotta dal gas mentre il carbone ha una quota ferma al 12%. E’ bene o male?

Il carbone, combustibile indiscusso nel sistema elettrico mondiale, con una quota del ben 39%, per la prima volta dopo 5 anni di crescita ha segnato una leggera flessione. Nel 2008 la produzione mondiale di carbone si è infatti attestata a 5,8 miliardi di tonnellate (+3,5%), primo rallentamento dopo 5 anni di crescita consecutiva al 7%, con la previsione di un ulteriore rallentamento per il 2009. A riportare questo quadro è oggi Assocarboni dal convegno romano “Il sistema elettrico italiano e le sfide del cambiamento climatico” e nel corso del quale Andrea Clavarino, presidente dell’Associazione, ha anche messo in luce un’anomalia tutta italiana: la quota del carbone nella produzione di energia elettrica nazionale (12%) è inferiore di oltre 20 punti rispetto a quella europea. Eppure secondo Clavarino, proprio nel carbone si potrebbe ricercare la risposta alla dipendenza energetica italiana e alla crisi economica e, incredibile a dirsi, anche al global warming. Quello che può sembrare un paradosso per Assocarboni è invece un’opportunità reale, da sfruttare attraverso le nuove tecnologie a disposizione, ed in particolare il sistema di CCS. “L’Italia – ha spiegato Clavarino – paradossalmente è all’avanguardia nelle tecnologie per il carbone pulito e la tutela dell’ambiente: la nuova centrale di Torrevaldaliga è un gioiello di efficienza ambientale che ci è invidiato da tutta Europa; il progetto sperimentale di cattura e sequestro della CO2 portato avanti dall’Enel e Eni è tra i più ambiziosi in Europa e la nuova unità di Vado Ligure avrà un’efficienza del 47%, di gran lunga superiore rispetto ai due terzi delle centrali a carbone in Europa, che hanno un’efficienza media del 35%, senza dimenticare che l’Italia è uno dei pochi paesi al mondo che si avvale anche di carbonili coperti”.